Alan Signani

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La Sinistra in Europa – Iniziativa elettorale a Forlì 20-03-2008

Sono un lavoratore precario, e come me lo sono tanti giovani connazionali.

Si prospetta una grande crisi per l’economia mondiale, e la risposta di alcuni per contrastare questa crisi è indicata nell’ aumento della flessibilità sul lavoro.

In Europa, ma soprattutto in Italia si è già perseguita questa strada, con il risultato di aver messo in condizioni di vita precarie milioni di giovani, di cui la maggior parte sono donne.

Precarietà significa soprattutto impossibilità di pianificare un futuro, non poter programmare l’acquisto di una casa, non poter sperare in una futura pensione o non aver diritto a contrattazione della retribuzione; significa anche negazione dei diritti di assemblea e di sciopero.

Gli unici benefici che la flessibilità porta sono a favore degli imprenditori, che in questa maniera evitano di applicare salari, diritti e tutele previsti dalla legge e dai contratti collettivi per i lavoratori dipendenti.

Il lavoratore si trova ad essere solo un numero in questa società che pende dalle regole, nonostante ormai si siano dimostrate fallimentari, indicate dalla legge del libero mercato.

Io penso che questa non sia la strada giusta, e noi de “La Sinistra L’Arcobaleno” l’abbiamo indicato chiaramente sul programma proponendo il superamento della Legge 30 e che il contratto a tempo indeterminato debba tornare ad essere il modello ordinario che regola il rapporto di lavoro.

E’ necessario cambiare punto di vista, è necessario abbandonare il concetto che lo sviluppo quantitativo sia l’unica forma per il risanamento della società. Bisogna puntare sulla qualità dello sviluppo ed abbandonare le attuali politiche di crescita che implicano a tutti i livelli sfruttamento sfrenato delle risorse che siano esse umane o ambientali.

E’ necessario cambiare modello di sviluppo, visto che quello attuale arreca danni gravissimi all’acqua, all’aria, al territorio, alla biosfera, e di conseguenza a qualsiasi forma di vita.

La richiesta sfrenata di risorse non rinnovabili, in primo luogo del petrolio, giunto ormai alla sua curva discendente di disponibilità, sta fomentando i maggiori paesi consumatori per accaparrarsi le ultime riserve.

E per rincorrere senza freni l’egemonia sulla materia prima rimasta, si impiegano tutti i mezzi, dei quali i più terribili sono la guerra ed il terrorismo.

Chi ha scritto la nostra Costituzione ha affermato, ormai 60 anni fa, il concetto che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Basilare in questo momento è innalzare a livello europeo questa affermazione, e indicare con forza che siamo contro ogni forma di guerra e di corsa agli armamenti.

Le inquietanti notizie che ci giungono, parlano di nuovi missili russi, di scudo spaziale americano, di conquista di postazioni strategiche per il controllo delle materie prime, prospettando una nuova guerra fredda, e su larga scala uno scontro di civiltà.

In risposta a questa sfida, come proponiamo nel programma elettorale, anche in Europa le forze di Sinistra devono sostenere la pace ed il disarmo.

Per fare questo bisogna iniziare con la riduzione degli arsenali di quelle potenze che già ora possiedono ordigni atomici, opponendosi al nucleare

Le armi non sono portatrici di pace e sicurezza, serve una politica di abbandono delle spese militari, di riconversione a scopi civili dell’industria bellica, e di divieto di vendita di armamenti ai paesi in conflitto .

E’ necessario su tutto il territorio europeo non ospitare le basi logistiche della guerra preventiva, e la rettifica degli accordi che hanno permesso la realizzazione delle basi presenti.

L’Europa è al centro di questa crisi, e facendosi portavoce dell’art.1 della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite, che afferma che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e in diritti, rimuovendo ogni barriera di genere, di classe, etnica, di colore, di generazione e ogni ostacolo nei confronti di chi è diversamente abile o per ragioni diverse, privo di titolarità di diritti umani fondamentali” deve fungere da mediatore per rilanciare il dialogo tra culture e religioni diverse, e condannare la violazione dei diritti umani anche se giustificata come lotta al terrorismo.

 

L’Europa può farsi promotrice di una nuova fase economica di abbandono della strada indicata dalla globalizzazione.

Già alcuni stati facenti parte dell’Unione Europea, hanno dichiarato il progressivo abbandono della produzione di energia tramite il petrolio o il nucleare, puntando decisamente verso forme alternative di produzione energetica quali le fonti rinnovabili.

Oltre ai benefici ambientali si svilupperebbe un ampio terreno di studio nella ricerca di nuove tecnologie per l’utilizzo delle fonti rinnovabili che potrebbe creare posti di lavoro soprattutto nel sud del nostro paese.

In secondo luogo l’introduzione di una tassazione sulle transizioni finanziarie consentirebbe di creare un fondo di sostentamento per i paesi del sud del mondo, partendo dall’azzeramento del debito di questi.

 

Inoltre alcune esperienze sudamericane stanno tracciando la via d’uscita dal neoliberismo e neocolonialismo, sostenendo con forza il valore del controllo pubblico sui beni comuni, e la fondamentale partecipazione attiva della popolazione alle scelte.

La sinistra in Europa deve guardare e condividere questi percorsi per riproporli in questo continente;

In Italia la presenza dello Stato nell’economia è stata ridotta nel corso anni, al contrario dobbiamo potenziarne la partecipazione soprattutto su quegli aspetti che riguardano i beni comuni come acqua, energia, reti di telecomunicazioni e trasporti;

Lo Stato deve poter intervenire sui settori strategici, perché il loro affidamento al libero mercato metterebbe a rischio la capacità stessa di garantire diritti fondamentali della persona.

E’ importante anche ridare valore ad una legge che garantisca la partecipazione dei cittadini alle scelte:

i lavoratori hanno il diritto di decidere sugli accordi sindacali, e i cittadini sui bilanci locali o tramite consultazioni referendarie su questioni attinenti al loro territorio.

 

Per concludere, desideriamo un cambiamento sostanziale dell’Europa;

non più una Europa basata sul mercato e sui principi liberisti , ma una Europa fondata sui diritti del lavoro, sulle libertà civili, sulla solidarietà e sull’accoglienza.

Vogliamo costruire una Europa democratica e di Pace.

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