Alan Signani

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Coca Cola avanti i profitti stop ai controlli

Restano segreti i test di qualità su drink e acque

Monica Di Sisto da Liberazione del 20/04/08

L’assemblea degli azionisti della Coca Cola, che si è tenuta in questi giorni ad Atlanta, ha ricevuto dai manager della corporation una buona notizia e una cattiva. Quella buona è che i suoi profitti, nei primi tre mesi del 2008 sono saliti a 1,50 miliardi di dollari, erano 1,26 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno.

Il fatturato ha raggiunto i 7,38 miliardi di dollari, dai 6,10 di un anno fa. Dunque pur nella grande turbolenza della finanza americana chi ha azioni della multinazionale sembra dormire sonni tranquilli. La notizia che ha scosso i consumatori americani è quella che agli azionisti è stato impedito di votare una mozione, pur proposta da un loro folto gruppo, che prevedeva che la Coca Cola rendesse pubblici i risultati dei test di qualità che effettua sulle sue acque e bibite in bottiglia. Una decisione che fa il paio con quella di non rivelare la fonte di provenienza della sua acqua Dasani, scelta abbastanza in controtendenza considerato che la leader del mercato Pepsi ha invece scelto la trasparenza rispetto alla sua Acquafina. Nel marzo del 2004, solo 5 settimane dopo aver lanciato l’acqua Dasani in Gran Bretagna, la Coca Cola ha dovuto ritirarne 500mila bottiglie perché contenevano un livello illegale di bromato, un composto potenzialmente cancerogeno. Peraltro, nonostante abbia lanciato una partnership con il Wwf da 20 milioni di dollari per la protezione delle falde acquifere, la Coca Cola è stata accusata da uno studio di 500 pagine del Energy and Resource Institute (Teri) di aver pregiudicato con prelievi esagerati ben sei falde di profondità in India, pur nelle proteste delle comunità locali.
In America i consumatori critici hanno lanciato la campagna “Think Outside the Bottle” (www.StopCorporateAbuse.org) per invitare tutti a «tirare fuori la testa dalla bottiglia» e a spezzare la dipendenza dai soft drink. Anche in Italia il mensile Altreconomia ha lanciato la campagna analoga “Imbrocchiamola” (www.imbrocchiamola.org) per convincere sempre più persone, in questo Paese che con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno) si aggiudica il record per il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo, a cambiare abitudini e scegliere la brocca dell’acqua di rubinetto, anche nei locali pubblici. Se però la dipendenza da cole e affini è invincibile, è possibile scegliere tra alcune proposte diverse.
La più famosa cola alternativa è senza dubbio la Mecca Cola (www.mecca-cola.com) lanciata ufficialmente il 5 novembre 2002 per iniziativa dell’imprenditore franco-tunisino Tawfik Mathlouthi che destina parte dei suoi proventi alle associazioni per i diritti umani dei Territori occupati da Israele. Il creatore si è ispirato da un prodotto iraniano che si chiama Zam Zam Cola (zamzamgroup.com) che aveva già avuto successo in Arabia Saudita e nel Bahrein. Mathlouthi aveva deciso di importare la Zam Zam in Francia, ma non avendo ricevuto alcuna risposta dalla cola iraniana, ha deciso di produrne una da sé.
In Italia, però, sono disponibili anche delle ottime alternative equosolidali. In bottiglia o in lattina Altromercato propone l’ormai famoso Guarnito (www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A08/121/544/000347) bevanda gassata al guaranà con ricetta esclusiva elaborata da Ctm in collaborazione con il Conselho Geral da tribo Sateré-Mawé in Brasile per l’estratto e l’esperienza di una piccola azienda italiana a conduzione familiare, per la produzione. Chi vuole, invece, un supplemento d’energia può scegliere di comprare in una Bottega del Mondo il Matì, bevanda energetica in bottiglie a base di infuso di Yerba Maté e guaranà, provenienti dal Brasile e addolciti dallo zucchero di canna del Paraguay. Il Matì è prodotto dalla cooperativa equosolidale Liberomondo, che mette al lavoro su materie prime eque ragazzi italiani disabili e svantaggiati (www.liberomondo.org/prodotti/bevande.htm). Così sarà più fresca l’estate, ma più lieve l’impatto delle nostre scelte sul pianeta.

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