di Armando Rinaldi su LavoriInCorso nr. 104
Volentieri pubblichiamo questo articolo, volutamente provocatorio ma anche testimonianza di una
consapevolezza dei problemi derivante in larga parte dal contatto diretto con le persone e dall’osservazione
puntuale delle situazioni che si incontrano ogni giorno. E’ proprio il tipo di approccio
che è mancato alla sinistra in questi ultimi anni. (NdR)
Uno dei principali elementi che hanno contribuito alla clamorosa vittoria elettorale del centro destra
e, più ancora, della Lega Nord è certo quello che attiene al problema dell’immigrazione. Un problema
che tra chi si colloca a sinistra dello schieramento politico sembrerebbe non riguardarci più
di tanto in quanto si dà per scontato che noi siamo tutti pervasi da buoni sentimenti, tutti propensi
all’accoglienza e alla solidarietà. Fino a quando scopriamo che i ceti sociali delle cui istanze ci riteniamo
portatori affidano il loro futuro a un’altra sponda.
Forse a partire dalla batosta elettorale sarebbe il caso che anche su questo aspetto cominciassimo
ad aprire qualche seria riflessione. Se lo volessimo fare dovremmo cominciare a riconoscere che
spesso anche noi proviamo un senso di fastidio per chi chiede con insistenza l’elemosina, per chi ti
assalta ai semafori per lavarti i vetri, per chi si finge storpio per indurti alla compassione. E che dire
dei malumori che nascono nel condominio se arriva una famiglia di extracomunitari con usi e abitudini
lontane dalle nostre? Ci lamentiamo per l’odore dei cibi che cucinano, per il fatto che non
hanno idea di come si divide la spazzatura, per gli eccessivi rumori, ecc.
A un isolato da dove abito ha sede un’organizzazione religiosa che ogni mattina distribuisce alimenti
a qualche centinaio di immigrati tra i quali, va detto, cresce di giorno in giorno la presenza di
nostri connazionali in difficoltà. Al termine della distribuzione tutta la zona è invasa da sacchetti di
immondizia abbandonati qua e là e sotto le nostre finestre osserviamo regolarmente una fila di
uomini che espletano i propri bisogni fisiologici contro la siepe di un distributore di benzina. Infine
un gruppo consistente si trattiene per tutto il giorno in un giardinetto limitrofo bevendo birra, provocando
chi passa e arrivando al punto da essere colti mentre svolgono attività sessuali sulle panchine
a pochi metri da un piccolo parco giochi per i bambini.
Allontanando il senso di fastidio provo però a vedere anche l’altra faccia della medaglia. Questa
mattina, come ogni mercoledì sono andato a fare la spesa al mercato e ho osservato che ogni
bancarella italiana si avvale del lavoro di almeno un paio di extracomunitari (in nero?), che la barista
del mio tabaccaio è rumena, che il panettiere italiano ha due commesse straniere mentre il panettiere
egiziano ne ha due italiane, che i numerosi anziani in condizioni precarie sono accompagnati
regolarmente da badanti straniere. E’ il segno di una nazione multietnica che cresce al di là di
ogni nostra volontà come è avvenuto in tutti i paesi europei ma con la differenza che è sempre più
difficile riconoscere negli italiani una nazione, una comunità coesa se non quando si tratta di individuare
lo straniero che mette a rischio le nostre certezze, non tanto quelle collettive, quanto le
nostre piccole certezze individuali.
Si tratta a questo punto di capire se e come sia possibile far sì che l’istinto primordiale della paura
becera e della reazione emotiva possa essere trasformato in un pensiero razionale, se abbiamo
voglia di sostituire alla rabbia la capacità di ragionare e, soprattutto, se esistono mezzi e rimedi per
evitare che il degrado dilaghi oltre i già pesanti limiti raggiunti.
Certamente mi pare chiaro che la ripetizioni dei vecchi proclami della sinistra sul dovere
dell’accoglienza e della solidarietà hanno ben poca speranza di averla vinta nella pubblica opinione,
contro le campagne mediatiche del centro destra volte a enfatizzare ai massimi livelli il senso
di paura e di insicurezza. Forse dovremmo avere finalmente capito che il concetto di solidarietà è
qualche cosa di molto vago nella grande massa della nostra popolazione, che un conto è commuoversi
alle parole di un Papa o inviare un sms a Telethon e cosa diversa accettare che un “estraneo”
venga a mettere in discussione le tue certezze quotidiane.
Esistono considerazioni di ordine generale o, se preferiamo, culturale, che ci dovrebbero far riflettere
sul fatto che il fenomeno dell’immigrazione esiste da che esiste il mondo e che gli italiani sono
stati per anni una massa in movimento spinta a cercare fortuna in tanti paesi che ci hanno accolto
con la stessa diffidenza e lo stessa voglia di rigetto. Non solo, se volessimo ragionare ancora più in
profondità dovremmo arrivare a riconoscere che il benessere del mondo occidentale si basa da
sempre sulle politiche di sfruttamento attuate verso i paesi del terzo mondo, la rapina delle risorse
primarie attuate attraverso le politiche dei nostri governi e delle nostre multinazionali e il conseguente
stato di miseria che queste politiche determinano su tante popolazioni del mondo.
Ma questi ragionamenti non hanno alcun peso sulla massa che, soprattutto nel nostro paese, non
brilla certo per cultura e capacità di analisi, e che, opportunamente provocata, reagisce dando
spazio alla pura emotività. Una reazione che tende a crescere ancora di più quando le nostre sicurezze
e il nostro benessere non sono più una certezza e cominciano a vacillare sotto la spinta della
crisi economica e sociale. Da che mondo e mondo nei momenti critici si cerca sempre “il nemico”
responsabile delle nostre sventure e la Lega Nord è perfetta interprete di questo bisogno.
Purtroppo, riflettendo, si arriverebbe a capire che la situazione è destinata inevitabilmente a peggiorare
dato che vi sono paesi con popolazioni immense che sono già entrati nella spirale della
carestia da privazione di beni primari che non sono, come avviene da noi, gli ananas o il filetto ma
puro e semplice riso e farina.
La storia ci dimostra che non esistono sistemi in grado di frenare l’immigrazione perché un individuo
che al suo paese ha la certezza di morire di fame è disposto a rischiare tutto per la sola speranza
di trovare qualche cosa di meglio dall’altra parte del mondo. Negli USA, che in quanto a
mezzi, tecnologie e sentimenti razzisti sono piuttosto avanti rispetto a noi, non sono serviti chilometri
di reti ai confini, elicotteri, aerei, pattuglie di polizia e di razzisti armati, ecc., per fermare
l’immigrazione dal Messico e dal Sud America. Oggi la California è lo stato in cui la parte preponderante
della popolazione è di origine sudamericana e la stessa cosa si sta verificando negli altri
paesi del sud degli USA.
L’Italia è l’anello debole del continente europeo: migliaia di chilometri di coste, frontiere colabrodo,
scarsa disponibilità di mezzi economici e quindi … e quindi, sempre se conservassimo un minimo
di memoria storica, ricorderemmo che negli ultimi 15 anni l’immigrazione non si è mai fermata indipendentemente
da chi stava al governo. Lasciando perdere le sparate dei politici e guardando alla
nostra percezione della realtà, chi di noi si è accorto di una diminuzione degli arrivi di extracomunitari
durante i cinque anni del governo Berlusconi, con o senza la legge Bossi-Fini? E allora varrebbe
forse la pena di affrontare il problema dell’immigrazione abbandonando le posizioni ideologiche,
i richiami alla solidarietà verso i più deboli, ecc., per cercare di affrontare il tema in un modo pragmatico
e forse più comprensibile alla gente.
Io credo che non sia così difficile fare capire anche al più imbecille tra chi ci ascolta che un essere
umano che ha la certezza di morire di fame non si ferma di fronte a nulla pur di inseguire la speranza
della sopravvivenza. Ciò era vero con il governo Prodi e sarà vero con il governo Berlusconi,
dato per assunto che mentre lui sta lavorando a costruire la compagine governativa, in varie parti
del mondo centinaia di migliaia di uomini e donne stanno preparandosi a venire in Italia del tutto
indifferenti al fatto che un nuovo governo stia sostituendo il precedente. Assumendo quindi il dato
di fatto che l’immigrazione è un fenomeno che continuerà nonostante i desideri della maggioranza
dei nostri connazionali, proviamo ad analizzare le misure di contrasto che in questi anni sono state
avanzate dal centro destra e dalla Lega Nord in particolare.
• Qualche leghista in una eccesso delirante aveva proposto di affondare le barche degli
sventurati che si avvicinano alle nostre coste. E’ ovvio che solo un demente può proporre
soluzioni di questo genere che, aspetti umanitari a parte, scatenerebbe contro il Bel Paese
che si sente l’ombelico del mondo la reazione di tutta la comunità internazionale.
• Si potrebbe proseguire l’azione avviata dal governo Prodi (con D’Alema) orientata alla firma
di accordi per contrastare l’immigrazione con i paesi (Libia, Tunisia, Marocco, Turchia, Grecia,
Cina, Thailandia, Paesi dell’Est europeo, ecc.) dai quali partono i disperati che arrivano
da noi. Peccato che per impegnarsi in questo senso i citati paesi pretendono contropartite
economiche sostanziose e, purtroppo, questi paesi sono tanti e i nostri soldi pochi.
• Si potrebbe investire nei paesi in crisi per aumentare le loro possibilità di sviluppo e convincere
quindi i disperati a rimanere a casa loro. Peccato che anche in questo caso le nostre
risorse sono limitate e, comunque, una scelta di questo genere contrasta con le politiche
delle multinazionali e del liberismo selvaggio che piace tanto anche in Italia e in base al
quale i nostri imprenditori vanno laggiù ad investire a patto di poter disporre di lavoratori
schiavi. Schiavi che, quando si stancano di esserlo, decidono di emigrare.
• Si potrebbero mettere in galera tutti quelli che arrivano clandestinamente. Esiste però il
problema delle carceri sovraffollate al punto che ogni tanto ci vuole un’amnistia. Bisognerebbe
costruire più carceri e destinare più risorse alla giustizia in modo da accelerare i processi.
Però le risorse economiche sono quelle che sono e per costruire carceri capaci di
ospitare tutti gli irregolari che sono in Italia e quelli che arriveranno occorrerebbero risorse
infinite.
• Si potrebbe decidere, come hanno fatto sia il governo Berlusconi che Prodi, di mettere su di
un aereo quelli che arrivano e rispedirli a casa. Ma al di là dell’aspetto propagandistico esiste
una prima difficoltà data dal fatto che molti di coloro che arrivano non hanno documenti,
non si riesce a capire da dove arrivano ed è quindi impossibile rispedirli a casa (perché se
un paese non ti riconosce come suo cittadino non accetta che tu glielo rispedisci a casa) e,
secondariamente, ognuno di questi voli rappresenta un costo a carico delle nostre finanze.
E’ vero che potrebbe essere una soluzione per aiutare l’Alitalia a uscire dalla crisi ma a costi
da accollare alle finanze pubbliche.
• Si potrebbe cominciare a dire alla miriade di piccoli imprenditori del Nord (in gran parte rigorosamente
leghisti) che ogni nuovo immigrato che viene arruolato in nero nelle loro aziendine
sarà probabilmente un elemento di stimolo verso amici e parenti che ancora stanno
al suo paese. Ma questo contrasta con le nostre idee neo e ultra liberiste secondo le
quali la libertà d’impresa e di mercato non può e non deve essere contrastata.
• Si potrebbe usare l’immenso numero di tutori dell’ordine (l’Italia ha il più alto rapporto forze
dell’ordine per numero di cittadini di tutta l’Europa occidentale) per controllare il territorio e
rafforzare la legalità. Ma questo contrasta con un paese che la legalità l’ha messa sotto i
piedi e preferisce quindi che i tutori dell’ordine vengano utilizzati prevalentemente per altre
cose.
E’ chiaro che il problema dell’immigrazione assume connotazioni dirompenti quando incrocia quello
dell’illegalità trasformandosi da grave problema sociale a problema di ordine pubblico. Ma con
quale coraggio possiamo stupirci di questo fatto se solo facciamo mente locale su quale sia il concetto
di legalità che impera nel nostro paese? Per un immigrato è sufficiente soggiornare un paio di
giorni in Italia per rendersi conto che il nostro è il paese più “libero” del mondo, ovviamente non nel
senso positivo del termine ma solo per il fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini si fa i
propri comodi infischiandosi di ogni regola e di ogni legge. L’esempio parte da molti di coloro che ci
governano e attraversa l’intero corpo sociale in una spirale nella quale i più esagitati nel pretendere
dagli immigrati il rispetto delle nostre leggi sono i primi a trasgredirle.
Si potrebbero dire molte altre cose, ma il punto è che di fronte ad un fenomeno del quale abbiamo
visto solo gli inizi, non abbiamo strumenti che possano dimostrarsi non dico risolutivi ma neppure
idonei a metterci al passo con gli altri paesi europei dove per lo meno il concetto di legalità così
come il senso della comunità e il senso civico sono valori acquisiti.
Con buona pace di Bossi prepariamoci a una nuova estate di sbarchi sulle nostre coste e auguriamoci
solo che rimestando nelle pance (sempre meno piene) degli italiani non si arrivi a imboccare
strade che l’Europa ha già percorso nel secolo scorso.
ottima analisi