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	<title>Alan Signani</title>
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	<description>Benvenuto nel mio blog</description>
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		<title>Alan Signani</title>
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		<item>
		<title>L&#8217;IMMIGRAZIONE E LA SINISTRA</title>
		<link>http://alansignani.wordpress.com/2008/05/14/limmigrazione-e-la-sinistra/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 07:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Armando Rinaldi su LavoriInCorso nr. 104 Volentieri pubblichiamo questo articolo, volutamente provocatorio ma anche testimonianza di una consapevolezza dei problemi derivante in larga parte dal contatto diretto con le persone e dall&#8217;osservazione puntuale delle situazioni che si incontrano ogni giorno. E&#8217; proprio il tipo di approccio che è mancato alla sinistra in questi ultimi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=15&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Armando Rinaldi su LavoriInCorso nr. 104</em></p>
<p><em>Volentieri pubblichiamo questo articolo, volutamente provocatorio ma anche testimonianza di una</em></p>
<p><em>consapevolezza dei problemi derivante in larga parte dal contatto diretto con le persone e dall&#8217;osservazione</em></p>
<p><em>puntuale delle situazioni che si incontrano ogni giorno. E&#8217; proprio il tipo di approccio</em></p>
<p><em>che è mancato alla sinistra in questi ultimi anni. (NdR)</em></p>
<p> </p>
<p>Uno dei principali elementi che hanno contribuito alla clamorosa vittoria elettorale del centro destra</p>
<p>e, più ancora, della Lega Nord è certo quello che attiene al problema dell’immigrazione. Un problema</p>
<p>che tra chi si colloca a sinistra dello schieramento politico sembrerebbe non riguardarci più</p>
<p>di tanto in quanto si dà per scontato che noi siamo tutti pervasi da buoni sentimenti, tutti propensi</p>
<p>all’accoglienza e alla solidarietà. Fino a quando scopriamo che i ceti sociali delle cui istanze ci riteniamo</p>
<p>portatori affidano il loro futuro a un’altra sponda.<span id="more-15"></span></p>
<p>Forse a partire dalla batosta elettorale sarebbe il caso che anche su questo aspetto cominciassimo</p>
<p>ad aprire qualche seria riflessione. Se lo volessimo fare dovremmo cominciare a riconoscere che</p>
<p>spesso anche noi proviamo un senso di fastidio per chi chiede con insistenza l’elemosina, per chi ti</p>
<p>assalta ai semafori per lavarti i vetri, per chi si finge storpio per indurti alla compassione. E che dire</p>
<p>dei malumori che nascono nel condominio se arriva una famiglia di extracomunitari con usi e abitudini</p>
<p>lontane dalle nostre? Ci lamentiamo per l’odore dei cibi che cucinano, per il fatto che non</p>
<p>hanno idea di come si divide la spazzatura, per gli eccessivi rumori, ecc.</p>
<p>A un isolato da dove abito ha sede un’organizzazione religiosa che ogni mattina distribuisce alimenti</p>
<p>a qualche centinaio di immigrati tra i quali, va detto, cresce di giorno in giorno la presenza di</p>
<p>nostri connazionali in difficoltà. Al termine della distribuzione tutta la zona è invasa da sacchetti di</p>
<p>immondizia abbandonati qua e là e sotto le nostre finestre osserviamo regolarmente una fila di</p>
<p>uomini che espletano i propri bisogni fisiologici contro la siepe di un distributore di benzina. Infine</p>
<p>un gruppo consistente si trattiene per tutto il giorno in un giardinetto limitrofo bevendo birra, provocando</p>
<p>chi passa e arrivando al punto da essere colti mentre svolgono attività sessuali sulle panchine</p>
<p>a pochi metri da un piccolo parco giochi per i bambini.</p>
<p>Allontanando il senso di fastidio provo però a vedere anche l’altra faccia della medaglia. Questa</p>
<p>mattina, come ogni mercoledì sono andato a fare la spesa al mercato e ho osservato che ogni</p>
<p>bancarella italiana si avvale del lavoro di almeno un paio di extracomunitari (in nero?), che la barista</p>
<p>del mio tabaccaio è rumena, che il panettiere italiano ha due commesse straniere mentre il panettiere</p>
<p>egiziano ne ha due italiane, che i numerosi anziani in condizioni precarie sono accompagnati</p>
<p>regolarmente da badanti straniere. E’ il segno di una nazione multietnica che cresce al di là di</p>
<p>ogni nostra volontà come è avvenuto in tutti i paesi europei ma con la differenza che è sempre più</p>
<p>difficile riconoscere negli italiani una nazione, una comunità coesa se non quando si tratta di individuare</p>
<p>lo straniero che mette a rischio le nostre certezze, non tanto quelle collettive, quanto le</p>
<p>nostre piccole certezze individuali.</p>
<p>Si tratta a questo punto di capire se e come sia possibile far sì che l’istinto primordiale della paura</p>
<p>becera e della reazione emotiva possa essere trasformato in un pensiero razionale, se abbiamo</p>
<p>voglia di sostituire alla rabbia la capacità di ragionare e, soprattutto, se esistono mezzi e rimedi per</p>
<p>evitare che il degrado dilaghi oltre i già pesanti limiti raggiunti.</p>
<p>Certamente mi pare chiaro che la ripetizioni dei vecchi proclami della sinistra sul dovere</p>
<p>dell’accoglienza e della solidarietà hanno ben poca speranza di averla vinta nella pubblica opinione,</p>
<p>contro le campagne mediatiche del centro destra volte a enfatizzare ai massimi livelli il senso</p>
<p>di paura e di insicurezza. Forse dovremmo avere finalmente capito che il concetto di solidarietà è</p>
<p>qualche cosa di molto vago nella grande massa della nostra popolazione, che un conto è commuoversi</p>
<p>alle parole di un Papa o inviare un sms a Telethon e cosa diversa accettare che un “estraneo”</p>
<p>venga a mettere in discussione le tue certezze quotidiane.</p>
<p>Esistono considerazioni di ordine generale o, se preferiamo, culturale, che ci dovrebbero far riflettere</p>
<p>sul fatto che il fenomeno dell’immigrazione esiste da che esiste il mondo e che gli italiani sono</p>
<p>stati per anni una massa in movimento spinta a cercare fortuna in tanti paesi che ci hanno accolto</p>
<p>con la stessa diffidenza e lo stessa voglia di rigetto. Non solo, se volessimo ragionare ancora più in</p>
<p>profondità dovremmo arrivare a riconoscere che il benessere del mondo occidentale si basa da</p>
<p>sempre sulle politiche di sfruttamento attuate verso i paesi del terzo mondo, la rapina delle risorse</p>
<p>primarie attuate attraverso le politiche dei nostri governi e delle nostre multinazionali e il conseguente</p>
<p>stato di miseria che queste politiche determinano su tante popolazioni del mondo.</p>
<p>Ma questi ragionamenti non hanno alcun peso sulla massa che, soprattutto nel nostro paese, non</p>
<p>brilla certo per cultura e capacità di analisi, e che, opportunamente provocata, reagisce dando</p>
<p>spazio alla pura emotività. Una reazione che tende a crescere ancora di più quando le nostre sicurezze</p>
<p>e il nostro benessere non sono più una certezza e cominciano a vacillare sotto la spinta della</p>
<p>crisi economica e sociale. Da che mondo e mondo nei momenti critici si cerca sempre “il nemico”</p>
<p>responsabile delle nostre sventure e la Lega Nord è perfetta interprete di questo bisogno.</p>
<p>Purtroppo, riflettendo, si arriverebbe a capire che la situazione è destinata inevitabilmente a peggiorare</p>
<p>dato che vi sono paesi con popolazioni immense che sono già entrati nella spirale della</p>
<p>carestia da privazione di beni primari che non sono, come avviene da noi, gli ananas o il filetto ma</p>
<p>puro e semplice riso e farina.</p>
<p>La storia ci dimostra che non esistono sistemi in grado di frenare l’immigrazione perché un individuo</p>
<p>che al suo paese ha la certezza di morire di fame è disposto a rischiare tutto per la sola speranza</p>
<p>di trovare qualche cosa di meglio dall’altra parte del mondo. Negli USA, che in quanto a</p>
<p>mezzi, tecnologie e sentimenti razzisti sono piuttosto avanti rispetto a noi, non sono serviti chilometri</p>
<p>di reti ai confini, elicotteri, aerei, pattuglie di polizia e di razzisti armati, ecc., per fermare</p>
<p>l’immigrazione dal Messico e dal Sud America. Oggi la California è lo stato in cui la parte preponderante</p>
<p>della popolazione è di origine sudamericana e la stessa cosa si sta verificando negli altri</p>
<p>paesi del sud degli USA.</p>
<p>L’Italia è l’anello debole del continente europeo: migliaia di chilometri di coste, frontiere colabrodo,</p>
<p>scarsa disponibilità di mezzi economici e quindi … e quindi, sempre se conservassimo un minimo</p>
<p>di memoria storica, ricorderemmo che negli ultimi 15 anni l’immigrazione non si è mai fermata indipendentemente</p>
<p>da chi stava al governo. Lasciando perdere le sparate dei politici e guardando alla</p>
<p>nostra percezione della realtà, chi di noi si è accorto di una diminuzione degli arrivi di extracomunitari</p>
<p>durante i cinque anni del governo Berlusconi, con o senza la legge Bossi-Fini? E allora varrebbe</p>
<p>forse la pena di affrontare il problema dell’immigrazione abbandonando le posizioni ideologiche,</p>
<p>i richiami alla solidarietà verso i più deboli, ecc., per cercare di affrontare il tema in un modo pragmatico</p>
<p>e forse più comprensibile alla gente.</p>
<p>Io credo che non sia così difficile fare capire anche al più imbecille tra chi ci ascolta che un essere</p>
<p>umano che ha la certezza di morire di fame non si ferma di fronte a nulla pur di inseguire la speranza</p>
<p>della sopravvivenza. Ciò era vero con il governo Prodi e sarà vero con il governo Berlusconi,</p>
<p>dato per assunto che mentre lui sta lavorando a costruire la compagine governativa, in varie parti</p>
<p>del mondo centinaia di migliaia di uomini e donne stanno preparandosi a venire in Italia del tutto</p>
<p>indifferenti al fatto che un nuovo governo stia sostituendo il precedente. Assumendo quindi il dato</p>
<p>di fatto che l’immigrazione è un fenomeno che continuerà nonostante i desideri della maggioranza</p>
<p>dei nostri connazionali, proviamo ad analizzare le misure di contrasto che in questi anni sono state</p>
<p>avanzate dal centro destra e dalla Lega Nord in particolare.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Qualche leghista in una eccesso delirante aveva proposto di affondare le barche degli</p>
<p>sventurati che si avvicinano alle nostre coste. E’ ovvio che solo un demente può proporre</p>
<p>soluzioni di questo genere che, aspetti umanitari a parte, scatenerebbe contro il Bel Paese</p>
<p>che si sente l’ombelico del mondo la reazione di tutta la comunità internazionale.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Si potrebbe proseguire l’azione avviata dal governo Prodi (con D’Alema) orientata alla firma</p>
<p>di accordi per contrastare l’immigrazione con i paesi (Libia, Tunisia, Marocco, Turchia, Grecia,</p>
<p>Cina, Thailandia, Paesi dell’Est europeo, ecc.) dai quali partono i disperati che arrivano</p>
<p>da noi. Peccato che per impegnarsi in questo senso i citati paesi pretendono contropartite</p>
<p>economiche sostanziose e, purtroppo, questi paesi sono tanti e i nostri soldi pochi.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Si potrebbe investire nei paesi in crisi per aumentare le loro possibilità di sviluppo e convincere</p>
<p>quindi i disperati a rimanere a casa loro. Peccato che anche in questo caso le nostre</p>
<p>risorse sono limitate e, comunque, una scelta di questo genere contrasta con le politiche</p>
<p>delle multinazionali e del liberismo selvaggio che piace tanto anche in Italia e in base al</p>
<p>quale i nostri imprenditori vanno laggiù ad investire a patto di poter disporre di lavoratori</p>
<p>schiavi. Schiavi che, quando si stancano di esserlo, decidono di emigrare.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Si potrebbero mettere in galera tutti quelli che arrivano clandestinamente. Esiste però il</p>
<p>problema delle carceri sovraffollate al punto che ogni tanto ci vuole un&#8217;amnistia. Bisognerebbe</p>
<p>costruire più carceri e destinare più risorse alla giustizia in modo da accelerare i processi.</p>
<p>Però le risorse economiche sono quelle che sono e per costruire carceri capaci di</p>
<p>ospitare tutti gli irregolari che sono in Italia e quelli che arriveranno occorrerebbero risorse</p>
<p>infinite.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Si potrebbe decidere, come hanno fatto sia il governo Berlusconi che Prodi, di mettere su di</p>
<p>un aereo quelli che arrivano e rispedirli a casa. Ma al di là dell’aspetto propagandistico esiste</p>
<p>una prima difficoltà data dal fatto che molti di coloro che arrivano non hanno documenti,</p>
<p>non si riesce a capire da dove arrivano ed è quindi impossibile rispedirli a casa (perché se</p>
<p>un paese non ti riconosce come suo cittadino non accetta che tu glielo rispedisci a casa) e,</p>
<p>secondariamente, ognuno di questi voli rappresenta un costo a carico delle nostre finanze.</p>
<p>E’ vero che potrebbe essere una soluzione per aiutare l’Alitalia a uscire dalla crisi ma a costi</p>
<p>da accollare alle finanze pubbliche.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Si potrebbe cominciare a dire alla miriade di piccoli imprenditori del Nord (in gran parte rigorosamente</p>
<p>leghisti) che ogni nuovo immigrato che viene arruolato in nero nelle loro aziendine</p>
<p>sarà probabilmente un elemento di stimolo verso amici e parenti che ancora stanno</p>
<p>al suo paese. Ma questo contrasta con le nostre idee neo e ultra liberiste secondo le</p>
<p>quali la libertà d’impresa e di mercato non può e non deve essere contrastata.</p>
<p><span><strong>• </strong></span>Si potrebbe usare l’immenso numero di tutori dell’ordine (l’Italia ha il più alto rapporto forze</p>
<p>dell’ordine per numero di cittadini di tutta l’Europa occidentale) per controllare il territorio e</p>
<p>rafforzare la legalità. Ma questo contrasta con un paese che la legalità l’ha messa sotto i</p>
<p>piedi e preferisce quindi che i tutori dell’ordine vengano utilizzati prevalentemente per altre</p>
<p>cose.</p>
<p>E’ chiaro che il problema dell’immigrazione assume connotazioni dirompenti quando incrocia quello</p>
<p>dell’illegalità trasformandosi da grave problema sociale a problema di ordine pubblico. Ma con</p>
<p>quale coraggio possiamo stupirci di questo fatto se solo facciamo mente locale su quale sia il concetto</p>
<p>di legalità che impera nel nostro paese? Per un immigrato è sufficiente soggiornare un paio di</p>
<p>giorni in Italia per rendersi conto che il nostro è il paese più &#8220;libero&#8221; del mondo, ovviamente non nel</p>
<p>senso positivo del termine ma solo per il fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini si fa i</p>
<p>propri comodi infischiandosi di ogni regola e di ogni legge. L’esempio parte da molti di coloro che ci</p>
<p>governano e attraversa l’intero corpo sociale in una spirale nella quale i più esagitati nel pretendere</p>
<p>dagli immigrati il rispetto delle nostre leggi sono i primi a trasgredirle.</p>
<p>Si potrebbero dire molte altre cose, ma il punto è che di fronte ad un fenomeno del quale abbiamo</p>
<p>visto solo gli inizi, non abbiamo strumenti che possano dimostrarsi non dico risolutivi ma neppure</p>
<p>idonei a metterci al passo con gli altri paesi europei dove per lo meno il concetto di legalità così</p>
<p>come il senso della comunità e il senso civico sono valori acquisiti.</p>
<p>Con buona pace di Bossi prepariamoci a una nuova estate di sbarchi sulle nostre coste e auguriamoci</p>
<p>solo che rimestando nelle pance (sempre meno piene) degli italiani non si arrivi a imboccare</p>
<p>strade che l’Europa ha già percorso nel secolo scorso.</p>
<p> </p>
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	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Gianni Min&#224;</title>
		<link>http://alansignani.wordpress.com/2008/04/24/intervista-a-gianni-min/</link>
		<comments>http://alansignani.wordpress.com/2008/04/24/intervista-a-gianni-min/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 14:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[«La marmellata televisiva ci ha soffocatoRipartiamo da una legge sulla comunicazione» Intervista a Gianni Minà di Davide Turrini, su Liberazione del 24/04/08 La famosa agenda di Gianni Minà esiste. E&#8217; un tomo alto almeno due centimetri che il suo proprietario porta sempre con sé sottobraccio. Lo scrigno di un grande giornalista italiano che ha viaggiato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=14&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#ff0000">«La marmellata televisiva ci ha soffocato<br />Ripartiamo da una legge sulla comunicazione»</font>
<p>Intervista a Gianni Minà di Davide Turrini, su Liberazione del 24/04/08
<p>La famosa agenda di Gianni Minà esiste. E&#8217; un tomo alto almeno due centimetri che il suo proprietario porta sempre con sé sottobraccio. Lo scrigno di un grande giornalista italiano che ha viaggiato il mondo più di un pilota d&#8217;aereo, che sa un sacco di lingue («ma male», dice lui) e che quest&#8217;anno compie settant&#8217;anni all&#8217;anagrafe e cinquanta di professione. Minà ci viene incontro, attraversando la hall di un vetusto albergo di Bologna, carico di elenchi di amici carissimi (tutti veri) come imitazione di Fiorello vuole.</p>
<p><span id="more-14"></span>
<p> Lo incontriamo a margine di uno dei tanti riconoscimenti ricevuti per la sua attività di documentarista. Sugli schermi del festival Human Rights Nights scorrono le immagini di Fidel racconta il Che (1989) e Un giorno con Fidel (1987). La curiosità per documenti storici come le celeberrime interviste di Minà pare non esaurirsi mai. Perché nel giornalista torinese si condensano tanti aspetti della storia dell&#8217;informazione dal dopoguerra ad oggi: lo sport; l&#8217;inchiesta giornalistica; la televisione di intrattenimento preberlusconiana; la lottizzazione della Rai; la controinformazione. Il tutto sempre con un occhio, e il cuore per intero, rivolto all&#8217;America latina. Come capita in questi giorni, la conversazione inizia col tono di chi si ritrova vivo dopo uno tsunami.<br />Minà, la sinistra italiana pare morta, come ci si sente?<br />E&#8217; morta la sinistra parlamentare, non quella della società civile. Il tre e qualcosa per cento non è andato a votare. Mancano all&#8217;appello almeno un milione e mezzo di voti: da qui a sparire ce ne vuole. Una buona parte di elettori di sinistra si è rivolta al Pd e un&#8217;altra parte si è astenuta. La rappresentanza politica della sinistra si è suicidata da almeno cinque anni: se ti fai scavalcare dalla Fiom vuol dire che non stai più rispondendo a quella parte di italiani che chiede soltanto di essere tutelata sul lavoro. Quando in Lombardia muoiono più di 50 persone in quattro mesi per incidenti sul lavoro, vuol dire che questo è il paese europeo dove c&#8217;è il più grande disprezzo per i lavoratori. La sinistra cosiddetta radicale doveva farne una battaglia incessante: altrimenti che ci sta a fare?<br />Non è bastato andare in televisione e parlare delle morti sul lavoro nei confronti elettorali?<br />Andare ad occupare uno strumento di cui già il tuo simpatizzante diffida è stato deleterio. A vedere continuamente l&#8217;amabile amico Fausto Bertinotti in tv sembrava di confonderlo con Casini e Schifani. Dentro alla marmellata televisiva il messaggio non ti differenzia. O almeno questo è quello che accade nel salotto di Vespa, che è una specie di camera di decantazione di tutti i problemi del nostro paese. D&#8217;altro canto la sinistra radicale non si è accorta che una serie di comunicatori sono stati fatti fuori dalla tv, lasciando spazio a Vespa. Santoro è ritornato da poco, ma Italo Moretti, Enrico Deaglio, Gianni Minà, Tito Cortese perché nel corso degli anni sono stati cacciati? L&#8217;editto bulgaro è la punta dell&#8217;iceberg. Sono dieci anni quest&#8217;anno che io non faccio più tv: mi volete dire cos&#8217;ho fatto di male? Nel &#8217;94 mi tagliò Letizia Moratti, non avevo più contratti annuali, ma collaboravo in qualche trasmissione, precario come quando ero ragazzo. Poi dal ‘98, con l&#8217;ultima serie di Storie Freccero mi disse: trovo delle «resistenze fortissime» sul tuo nome. Mi disse anche di intervistare le persone che volevo, di togliermi ogni soddisfazione. Ospitai tra gli altri i coniugi Alpi, Sepulveda, il Dalai Lama, Nino Caponnetto. Credevo che fosse stata la destra a fare resistenza in consiglio d&#8217;amministrazione ma sbagliavo. Ero, dissero, «ingovernabile». Ricevere il benservito dalla parte politicamente più vicina alle tue idee, dai compagni di gioventù è stato davvero squallido.<br />Sei stato uno dei pionieri dell&#8217;informazione giornalistica e televisiva italiana. Nel &#8217;60 eri già inviato alle Olimpiadi. Quando hai iniziato a girare documentari?<br />Innanzitutto non mi raccomandò alcun partito. Fin da allora fu un marchio d&#8217;infamia non essere lottizzato, e così rimasi precario diciassette anni. Iniziai dallo sport, quando ancora veniva seguito da intellettuali come Barendson e Ghirelli. Il mio primo minidocumentario lo feci nel &#8217;65 per il rotocalco Sprint . Era l&#8217;incontro con l&#8217;arbitro Concetto LoBello che stava costruendo a Siracusa la cittadella dello sport. Poi ne ho girati a decine e il loro valore è stato riconosciuto in mezzo mondo: ho ricevuto il premio Berlinale Camera al festival di Berlino del 2007 in mezzo all&#8217;indifferenza generale della stampa italiana. A breve la Casa del cinema di Roma dedicherà una settimana intera ai miei lavori, collegati a seminari tematici.<br />Gli anni duemila sono stati quelli del boom del documentario: tu come li giravi? Cosa significa per te il documentario?<br />Lavoravamo in tre: io facevo l&#8217;organizzatore, l&#8217;intervistatore, il facchino. Poi c&#8217;era il fonico e il direttore fotografia (da quando lavoro in proprio sempre lo stesso, Roberto Girometti). Per me il documentario è un film povero, è cronaca del vissuto. Stilisticamente credo che non ci sia bisogno del montaggio frenetico che scelgono molti giovani oggi. Io poi preferisco l&#8217;improvvisazione alla sceneggiatura scritta.<br />Come dicevi sempre conducendo &#8220;Blitz&#8221; nei primi anni 80, «questo è il bello della diretta». Era una televisione spettacolare e colta, divertente da fare e che oggi non vediamo quasi più&#8230;<br />Non c&#8217;è più il coraggio di osare in televisione. A Blitz rischiavamo ogni settimana, ci collegavamo col mondo: ogni tanto il satellite ci negava la linea o l&#8217;audio era cattivo. Gli ospiti venivano senza compenso, a differenza di oggi. Una domenica con Blitz ci spostammo a Cinecittà per spiegare il grande cinema. Negli studi accanto Fellini girava E la nave va e Leone C&#8217;era una volta in America . In una puntata sola ebbi in trasmissione Fellini, Masina, Leone, De Niro, Cardinale e Morricone. Invece della festa paesana che si fa oggi in tv, il tentativo di divulgare il grande cinema con le parole dei maestri. <br />Oggi guardi la televisione?<br />Mia moglie dice: «Non ti siedi più a vedere la tv come facevamo una volta?». Purtroppo di fronte al piccolo schermo più che noia, provo sdegno. Per non farmi il sangue acido la sera leggo i giornali. La mattina sono impegnatissimo con la mia rivista Latinoamerica che mi rende molto orgoglioso. L&#8217;ho salvata sette anni fa dalla chiusura: ora tiriamo quattromila copie e arriviamo a mille abbonati. Abbiamo ampiamente superato Limes e sfidiamo Micromega . Per farlo ho chiamato tutti gli intellettuali latinoamericani che ho conosciuto in trent&#8217;anni. Come disse Vinicius De Moraes, «la vita è l&#8217;arte dell&#8217;incontro».<br />Sia con &#8220;Latinoamerica&#8221; che con l&#8217;ultimo libro, &#8220;Politicamente scorretto&#8221;, dici di fare controinformazione, cioè raccontare fatti spariti dalle testate giornalistiche ufficiali.<br />Fra gli errori della sinistra c&#8217;è stato quello di non saper difendere certe battaglie dell&#8217;universo progressista internazionale. Pensa: in Bolivia ed Ecuador si stanno riscrivendo le costituzioni per garantire i diritti di chi non ha mai contato, gli indigeni, cioè la maggioranza della popolazione, mai stata al governo prima dell&#8217;avvento di presidenti come Morales e Correa. Un operaio metallurgico governa il Brasile; due donne governano Argentina e Cile, anche se il loro cambiamento è più graduale. Una volta le chiamavamo repubbliche delle banane. Adesso l&#8217;America latina ci sta insegnando la democrazia partecipativa. Ed è patetico che per apparire alla moda si rompano ancora le scatole a Chavez che ha vinto dieci consultazioni elettorali in dieci anni. Se votare è la base della democrazia, lui è il leader più democratico che ci sia! E&#8217; solo una questione di sudditanza psicologica verso gli Stati Uniti. L&#8217;anno scorso a Washington sono state approvate la legge che autorizza la tortura e quella che abolisce l&#8217;habeas corpus. Come mi chiedo se questo paese ha ancora l&#8217;autorità morale per parlare di diritti umani. <br />Perché c&#8217;è così poca indignazione popolare contro l&#8217;America di Bush, o anche, per esempio, contro l&#8217;autoritarismo di Putin?<br />Perché un monaco birmano fa più notizia di un maestro messicano? L&#8217;anno scorso ad Oaxaca l&#8217;esercito messicano ha sterminato decine di maestri di scuola che protestavano. Alcuni sono addirittura desaparecidos: è una delle storie più nefaste dal tempo delle olimpiadi di Città del Messico del &#8217;68. Ma nessuna prima pagina dei nostri giornali lo ha sottolineato. Ti commuove giustamente il monaco birmano, ma non il maestro messicano perché in Messico il presidente è sotto il cappello di Bush. Stesso discorso per il presidente colombiano Uribe che con la sua doppiezza diplomatica sta facendo correre a Ingrid Betancourt il serio rischio di non tornare a casa. Le strategie le detta Washington. E noi italiani sappiamo che per aver trattato in Iraq con i sequestratori senza l&#8217;assenso Usa ci ha rimesso la vita il povero Calipari e per poco pure Giuliana Sgrena.<br />Esistono anticorpi nel sistema culturale e politico americano?<br />L&#8217;antibushismo che sta montando nelle piazze e tra i cittadini negli Stati Uniti non ce lo raccontano. Qualcosa può succedere solo se Barack Obama vince le elezioni. Hillary Clinton è una vecchia trattativista e non cambierebbe molto. Anche se ho il dubbio che la maggioranza degli americani consideri Barack un presidente troppo poco esperto per dirigere gli Usa in un momento di recessione economica che si profila drammatico. <br />E in Italia da dove iniziare una nuova battaglia contro il conformismo imperante?<br />Rivedendo la legge sulla comunicazione. Ridimensionare il potere mediatico di Berlusconi, che gli ha permesso in quindici anni di inquinare il cervello degli italiani. Basta copiare una qualsiasi legge sull&#8217;emittenza di qualunque altro paese europeo. Diranno che è un atteggiamento &#8220;vetero&#8221;, ma la gente ha subito un martellamento di modelli di società, imposti non nei tg, ma nelle trasmissioni di intrattenimento, le presunte trasmissioni innocue (quiz, varietà, certi sceneggiati). Da lì sono nati un cittadino incapace di negarsi alle prepotenze delle lobbies, delle caste, una società egoista e aggressiva, tendente all&#8217;inciucio, dove tutti hanno sempre qualcuno chi li aiuta a scavalcare le leggi. Questo è avvenuto, e la sinistra non ha saputo reagire.<br />24/04/2008</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/alansignani.wordpress.com/14/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/alansignani.wordpress.com/14/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alansignani.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alansignani.wordpress.com/14/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=14&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Coca Cola avanti i profitti stop ai controlli</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 08:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beni comuni]]></category>

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		<description><![CDATA[Restano segreti i test di qualità su drink e acque Monica Di Sisto da Liberazione del 20/04/08 L&#8217;assemblea degli azionisti della Coca Cola, che si è tenuta in questi giorni ad Atlanta, ha ricevuto dai manager della corporation una buona notizia e una cattiva. Quella buona è che i suoi profitti, nei primi tre mesi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=13&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Restano segreti i test di qualità su drink e acque </em>
<p><font size="1"><font color="#ff0000"><em>Monica Di Sisto</em> da Liberazione del 20/04/08</font></font></p>
<p>L&#8217;assemblea degli azionisti della Coca Cola, che si è tenuta in questi giorni ad Atlanta, ha ricevuto dai manager della corporation una buona notizia e una cattiva. Quella buona è che i suoi profitti, nei primi tre mesi del 2008 sono saliti a 1,50 miliardi di dollari, erano 1,26 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno. </p>
<p><span id="more-13"></span>
<p>Il fatturato ha raggiunto i 7,38 miliardi di dollari, dai 6,10 di un anno fa. Dunque pur nella grande turbolenza della finanza americana chi ha azioni della multinazionale sembra dormire sonni tranquilli. La notizia che ha scosso i consumatori americani è quella che agli azionisti è stato impedito di votare una mozione, pur proposta da un loro folto gruppo, che prevedeva che la Coca Cola rendesse pubblici i risultati dei test di qualità che effettua sulle sue acque e bibite in bottiglia. Una decisione che fa il paio con quella di non rivelare la fonte di provenienza della sua acqua Dasani, scelta abbastanza in controtendenza considerato che la leader del mercato Pepsi ha invece scelto la trasparenza rispetto alla sua Acquafina. Nel marzo del 2004, solo 5 settimane dopo aver lanciato l&#8217;acqua Dasani in Gran Bretagna, la Coca Cola ha dovuto ritirarne 500mila bottiglie perché contenevano un livello illegale di bromato, un composto potenzialmente cancerogeno. Peraltro, nonostante abbia lanciato una partnership con il Wwf da 20 milioni di dollari per la protezione delle falde acquifere, la Coca Cola è stata accusata da uno studio di 500 pagine del Energy and Resource Institute (Teri) di aver pregiudicato con prelievi esagerati ben sei falde di profondità in India, pur nelle proteste delle comunità locali.<br />In America i consumatori critici hanno lanciato la campagna &#8220;Think Outside the Bottle&#8221; (www.StopCorporateAbuse.org) per invitare tutti a «tirare fuori la testa dalla bottiglia» e a spezzare la dipendenza dai soft drink. Anche in Italia il mensile Altreconomia ha lanciato la campagna analoga &#8220;Imbrocchiamola&#8221; (www.imbrocchiamola.org) per convincere sempre più persone, in questo Paese che con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno) si aggiudica il record per il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo, a cambiare abitudini e scegliere la brocca dell&#8217;acqua di rubinetto, anche nei locali pubblici. Se però la dipendenza da cole e affini è invincibile, è possibile scegliere tra alcune proposte diverse. <br />La più famosa cola alternativa è senza dubbio la Mecca Cola (www.mecca-cola.com) lanciata ufficialmente il 5 novembre 2002 per iniziativa dell&#8217;imprenditore franco-tunisino Tawfik Mathlouthi che destina parte dei suoi proventi alle associazioni per i diritti umani dei Territori occupati da Israele. Il creatore si è ispirato da un prodotto iraniano che si chiama Zam Zam Cola (zamzamgroup.com) che aveva già avuto successo in Arabia Saudita e nel Bahrein. Mathlouthi aveva deciso di importare la Zam Zam in Francia, ma non avendo ricevuto alcuna risposta dalla cola iraniana, ha deciso di produrne una da sé.<br />In Italia, però, sono disponibili anche delle ottime alternative equosolidali. In bottiglia o in lattina Altromercato propone l&#8217;ormai famoso Guarnito (www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A08/121/544/000347) bevanda gassata al guaranà con ricetta esclusiva elaborata da Ctm in collaborazione con il Conselho Geral da tribo Sateré-Mawé in Brasile per l&#8217;estratto e l&#8217;esperienza di una piccola azienda italiana a conduzione familiare, per la produzione. Chi vuole, invece, un supplemento d&#8217;energia può scegliere di comprare in una Bottega del Mondo il Matì, bevanda energetica in bottiglie a base di infuso di Yerba Maté e guaranà, provenienti dal Brasile e addolciti dallo zucchero di canna del Paraguay. Il Matì è prodotto dalla cooperativa equosolidale Liberomondo, che mette al lavoro su materie prime eque ragazzi italiani disabili e svantaggiati (www.liberomondo.org/prodotti/bevande.htm). Così sarà più fresca l&#8217;estate, ma più lieve l&#8217;impatto delle nostre scelte sul pianeta.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/alansignani.wordpress.com/13/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/alansignani.wordpress.com/13/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alansignani.wordpress.com/13/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alansignani.wordpress.com/13/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=13&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Guatemala, ancora repressione antisindacle</title>
		<link>http://alansignani.wordpress.com/2008/03/28/guatemala-ancora-repressione-antisindacle/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>

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		<description><![CDATA[da Liberazione del 21/03 Il 2 marzo scorso due uomini armati e con il volto coperto da passamontagna, hanno atteso vicino alla sua abitazione, Miguel Angel Ramirez Enriquez, uno dei fondatori di Sitrabansur (sindacato dei Bananeros del sud). Miguel non e&#8217; riuscito a sfuggire ai suoi aguzzini. E&#8217; stato colpito a morte con quattro colpi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=12&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#ff0000">da Liberazione del 21/03</font>
<p>Il 2 marzo scorso due uomini armati e con il volto coperto da passamontagna, hanno atteso vicino alla sua abitazione, Miguel Angel Ramirez Enriquez, uno dei fondatori di Sitrabansur (sindacato dei Bananeros del sud). Miguel non e&#8217; riuscito a sfuggire ai suoi aguzzini. </p>
<p><span id="more-12"></span></p>
<p>E&#8217; stato colpito a morte con quattro colpi di pistola. Questo delitto giunge, pochi mesi dopo, il contribuito fornito da Miguel alla nascita di un sindacato alla Frutera International Company che produce banane per il gruppo Chiquita. Lo scorso settembre un altro sindacalista, Marco Tullio Ramirez Portela, e&#8217; stato ucciso in una piantagione che rifornisce il gruppo Del Monte. Il Sitrabansur è stato fondato dai lavoratori di banane nel luglio dello scorso anno. In questo breve anno di vita il sindacato e&#8217; stato continuamente ostacolato nel suo operare. Frequenti le minacce da parte dei membri della direzione delle imprese, che vedono il paese solo come un luogo fecondo per il profitto. Un vero e proprio paradiso: manodopera a basso costo, sottoposta a ritmi lavorativi bestiali. In base a dati delle Nazioni Unite, più della metà dei 278 attacchi perpetrati nei confronti di attivisti, riguardano persone impegnate nella tutela dei diritti fondamentali: diritto al lavoro, diritti delle popolazioni indigene e il diritto all&#8217;abitazione.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/alansignani.wordpress.com/12/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/alansignani.wordpress.com/12/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alansignani.wordpress.com/12/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alansignani.wordpress.com/12/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=12&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Sinistra in Europa – Iniziativa elettorale a Forlì 20-03-2008</title>
		<link>http://alansignani.wordpress.com/2008/03/27/la-sinistra-in-europa-%e2%80%93-iniziativa-elettorale-a-forli-20-03-2008/</link>
		<comments>http://alansignani.wordpress.com/2008/03/27/la-sinistra-in-europa-%e2%80%93-iniziativa-elettorale-a-forli-20-03-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 14:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono un lavoratore precario, e come me lo sono tanti giovani connazionali. Si prospetta una grande crisi per l&#8217;economia mondiale, e la risposta di alcuni per contrastare questa crisi è indicata nell&#8217; aumento della flessibilità sul lavoro. In Europa, ma soprattutto in Italia si è già perseguita questa strada, con il risultato di aver messo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=11&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Sono un lavoratore precario, e come me lo sono tanti giovani connazionali.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Si prospetta una grande crisi per l&#8217;economia mondiale, e la risposta di alcuni per contrastare questa crisi è indicata nell&#8217; aumento della flessibilità sul lavoro.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">In Europa, ma soprattutto in Italia si è già perseguita questa strada, con il risultato di aver messo in condizioni di vita precarie milioni di giovani, di cui la maggior parte sono donne.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Precarietà significa soprattutto impossibilità di pianificare un futuro, non poter programmare l&#8217;acquisto di una casa, non poter sperare in una futura pensione o non aver diritto a contrattazione della retribuzione; significa anche negazione dei diritti di assemblea e di sciopero.</span><span id="more-11"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Gli unici benefici che la flessibilità porta sono a favore degli imprenditori, che in questa maniera evitano di applicare salari, diritti e tutele previsti dalla legge e dai contratti collettivi per i lavoratori dipendenti.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Il lavoratore si trova ad essere solo un numero in questa società che pende dalle regole, nonostante ormai si siano dimostrate fallimentari, indicate dalla legge del libero mercato.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Io penso che questa non sia la strada giusta, e noi de &#8220;La Sinistra L&#8217;Arcobaleno&#8221; l&#8217;abbiamo indicato chiaramente sul programma proponendo il superamento della Legge 30 e che il contratto a tempo indeterminato debba tornare ad essere il modello ordinario che regola il rapporto di lavoro.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">E&#8217; necessario cambiare punto di vista, è necessario abbandonare il concetto che lo sviluppo quantitativo sia l&#8217;unica forma per il risanamento della società. Bisogna puntare sulla qualità dello sviluppo ed abbandonare le attuali politiche di crescita che implicano a tutti i livelli sfruttamento sfrenato delle risorse che siano esse umane o ambientali.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">E&#8217; necessario cambiare modello di sviluppo, visto che quello attuale arreca danni gravissimi all&#8217;acqua, all&#8217;aria, al territorio, alla biosfera, e di conseguenza a qualsiasi forma di vita.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">La richiesta sfrenata di risorse non rinnovabili, in primo luogo del petrolio, giunto ormai alla sua curva discendente di disponibilità, sta fomentando i maggiori paesi consumatori per accaparrarsi le ultime riserve.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">E per rincorrere senza freni l&#8217;egemonia sulla materia prima rimasta, si impiegano tutti i mezzi, dei quali i più terribili sono la guerra ed il terrorismo.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Chi ha scritto la nostra Costituzione ha affermato, ormai 60 anni fa, il concetto che l&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Basilare in questo momento è innalzare a livello europeo questa affermazione, e indicare con forza che siamo contro ogni forma di guerra e di corsa agli armamenti.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Le inquietanti notizie che ci giungono, parlano di nuovi missili russi, di scudo spaziale americano, di conquista di postazioni strategiche per il controllo delle materie prime, prospettando una nuova guerra fredda, e su larga scala uno scontro di civiltà.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">In risposta a questa sfida, come proponiamo nel programma elettorale, anche in Europa le forze di Sinistra devono sostenere la pace ed il disarmo.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Per fare questo bisogna iniziare con la riduzione degli arsenali di quelle potenze che già ora possiedono ordigni atomici, opponendosi al nucleare<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Le armi non sono portatrici di pace e sicurezza, serve una politica di abbandono delle spese militari, di riconversione a scopi civili dell&#8217;industria bellica, e di divieto di vendita di armamenti ai paesi in conflitto .<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">E&#8217; necessario su tutto il territorio europeo non ospitare le basi logistiche della guerra preventiva, e la rettifica degli accordi che hanno permesso la realizzazione delle basi presenti.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">L&#8217;Europa è al centro di questa crisi, e facendosi portavoce dell&#8217;art.1 della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite, che afferma che <i>&#8220;tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e in diritti, rimuovendo ogni barriera di genere, di classe, etnica, di colore, di generazione e ogni ostacolo nei confronti di chi è diversamente abile o per ragioni diverse, privo di titolarità di diritti umani fondamentali&#8221;</i> deve fungere da mediatore per rilanciare il dialogo tra culture e religioni diverse, e condannare la violazione dei diritti umani anche se giustificata come lotta al terrorismo.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">L&#8217;Europa può farsi promotrice di una nuova fase economica di abbandono della strada indicata dalla globalizzazione.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Già alcuni stati facenti parte dell&#8217;Unione Europea, hanno dichiarato il progressivo abbandono della produzione di energia tramite il petrolio o il nucleare, puntando decisamente verso forme alternative di produzione energetica quali le fonti rinnovabili.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Oltre ai benefici ambientali si svilupperebbe un ampio terreno di studio nella ricerca di nuove tecnologie per l&#8217;utilizzo delle fonti rinnovabili che potrebbe creare posti di lavoro soprattutto nel sud del nostro paese.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">In secondo luogo l&#8217;introduzione di una tassazione sulle transizioni finanziarie consentirebbe di creare un fondo di sostentamento per i paesi del sud del mondo, partendo dall&#8217;azzeramento del debito di questi.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Inoltre alcune esperienze sudamericane stanno tracciando la via d&#8217;uscita dal neoliberismo e neocolonialismo, sostenendo con forza il valore del controllo pubblico sui beni comuni, e la fondamentale partecipazione attiva della popolazione alle scelte.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">La sinistra in Europa deve guardare e condividere questi percorsi per riproporli in questo continente;<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">In Italia la presenza dello Stato nell&#8217;economia è stata ridotta nel corso anni, al contrario dobbiamo potenziarne la partecipazione soprattutto su quegli aspetti che riguardano i beni comuni come acqua, energia, reti di telecomunicazioni e trasporti;<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Lo Stato deve poter intervenire sui settori strategici, perché il loro affidamento al libero mercato metterebbe a rischio la capacità stessa di garantire diritti fondamentali della persona.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">E&#8217; importante anche ridare valore ad una legge che garantisca la partecipazione dei cittadini alle scelte:<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">i lavoratori hanno il diritto di decidere sugli accordi sindacali, e i cittadini sui bilanci locali o tramite consultazioni referendarie su questioni attinenti al loro territorio.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Per concludere, desideriamo un cambiamento sostanziale dell&#8217;Europa;<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">non più una Europa basata sul mercato e sui principi liberisti , ma una Europa fondata sui diritti del lavoro, sulle libertà civili, sulla solidarietà e sull&#8217;accoglienza.<br />
</span></p>
<p><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:10pt;">Vogliamo costruire una Europa democratica e di Pace.</span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/alansignani.wordpress.com/11/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/alansignani.wordpress.com/11/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alansignani.wordpress.com/11/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alansignani.wordpress.com/11/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=11&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Alan Signani</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Campagna di Legambiente e Altraeconomia contro l&#8217;uso della plastica per la minerale. Italiani al primo posto fra i consumatori &#8220;Imbrocchiamola&#8221;, perché l&#8217;acqua
in bottiglia è solo un lusso inquinante</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 19:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beni comuni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Carlo Magi da Liberazione del 21/03/08 Ogni italiano beve in media mezzo litro di acqua in bottiglia al giorno. Nel 2006 sono stati consumati 194 litri pro capite. E questi dati proiettano l&#8217;Italia al primo posto della classifica mondiale di consumo dell&#8217;acqua imbottigliata. Un primato che, oltre a proiettare gli italiani alla leadership mondiale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=10&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>di Carlo Magi da Liberazione del 21/03/08</h3>
<p>Ogni italiano beve in media mezzo litro di acqua in bottiglia al giorno. Nel 2006 sono stati consumati 194 litri pro capite. E questi dati proiettano l&#8217;Italia al primo posto della classifica mondiale di consumo dell&#8217;acqua imbottigliata. Un primato che, oltre a proiettare gli italiani alla leadership mondiale dei cittadini inquinanti, è frutto di un trend in continua crescita: triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri).<br />
<span id="more-10"></span><br />
La denuncia viene da Legambiente e Altraeconomia che alla vigilia della giornata mondiale dell&#8217;acqua (22 marzo) rilanciano &#8220;Imbrocchiamola&#8221;, la campagna nazionale nata per promuovere nei ristoranti, nelle pizzerie e nei bar la somministrazione di acqua del rubinetto piuttosto che quella minerale imbottigliata. Perché gli effetti sull&#8217;ambiente dell&#8217;utilizzo dei contenitori di plastica è devastante: nel 2006, per la sola produzione delle bottiglie, sono state utilizzate 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET), con un consumo di 665mila tonnellate di petrolio e un&#8217;emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. Per non parlare di quando le bottiglie non servono più: solo un terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate sono state raccolte in maniera differenziata e destinate al riciclaggio. Secondo i dati forniti dall&#8217;associazione di categoria Mineracqua e dal Corepla, il consorzio per il recupero degli imballaggi in plastica, nel 2006 sono stati immessi al consumo circa 2,2 milioni di tonnellate di imballaggi plastici, di cui 409mila in polietilene tereftalato. Delle tonnellate di PET utilizzate per la produzione di bottiglie di acqua minerale solo il 35% di queste sono state avviate a riciclo.<br />
Parallelamente ai danni ambientali corre il business dell&#8217;acqua in bottiglia: nel 2006, in Italia, erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all&#8217;imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua. Il business miliardario per le industrie dell&#8217;acqua minerale è favorito, secondo Legambiente e Altreconomia, anche dai canoni di concessione molto bassi che vengono versati alle Regioni: sono solo otto quelle che prevedono un canone in base alla quantità di acqua imbottigliata, dai 3 euro ogni mille litri prelevati in Veneto ai 5 centesimi ogni mille litri della Campania. In sostanza le industrie pagano alle Regioni molto poco l&#8217;acqua che prelevano, rispetto a quanto guadagnano dalla vendita del loro prodotto. In molti casi questi introiti non sono neanche sufficienti a coprire le spese sostenute per lo smaltimento delle numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali che sfuggono alle raccolte differenziate. «È giunto il momento di definire e applicare una volta per tutte un criterio unitario a livello nazionale e più oneroso per il rilascio delle concessioni, fondato su sistema penalità e premialità &#8211; dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente &#8211; penalizzando ad esempio chi utilizza bottiglie di plastica o esegue il trasporto su gomma e premiando invece chi favorisce il vuoto a rendere o utilizza la ferrovia». Legambiente e Altraeconomia, con la loro campagna cercano di sensibilizzare gli esercizi pubblici all&#8217;uso e alla diffusione dell&#8217;acqua minerale, «buona quanto quella imbottigliata». Sono quasi 600 gli esercizi pubblici che lo fanno segnalati negli ultimi 12 mesi dai lettori di Altreconomia sul sito www.imbrocchiamola.org in tutta Italia.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/alansignani.wordpress.com/10/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/alansignani.wordpress.com/10/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alansignani.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alansignani.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=10&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Forse qualcuno avr&#224; gi&#224; sentito parlare del disease mongering</title>
		<link>http://alansignani.wordpress.com/2008/03/19/forse-qualcuno-avr-gi-sentito-parlare-del-disease-mongering/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 22:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indagini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mauro Croce, Gian Paolo Di Loreto, su Liberazione del 19 marzo 2008 Forse qualcuno avrà già sentito parlare del disease mongering . E&#8217; una strategia utilizzata dall&#8217;industria farmaceutica per incrementare gli utili attraverso una serie di specifiche azioni, ad esempio indirizzare l&#8217;attenzione clinica e di ricerca su patologie croniche e di forte diffusione (con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=9&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mauro Croce, Gian Paolo Di Loreto, su Liberazione del 19 marzo 2008</p>
<p>Forse qualcuno avrà già sentito parlare del disease mongering . E&#8217; una strategia utilizzata dall&#8217;industria farmaceutica per incrementare gli utili attraverso una serie di specifiche azioni, ad esempio indirizzare l&#8217;attenzione clinica e di ricerca su patologie croniche e di forte diffusione (con buona pace delle persone affette da malattie rare il cui &#8220;poco mercato&#8221; non merita grandi investimenti), abbassando i livelli-soglia di rischio, ma alzando quelli di redditività di farmaci che non devono essere somministrati ai fini della guarigione, ma per mantenere gli assuntori &#8220;sotto cura e sotto controllo&#8221; praticamente per tutta la vita.</p>
<p><span id="more-9"></span></p>
<p>Ma non è sufficiente abbassare le soglie di rischio. Ecco che allora ciò che sino a qualche anno fa era considerato normale ora viene considerato patologico, e pertanto vengono individuate &#8220;nuove malattie&#8221;. La lista è lunghissima, sino a contemplare la &#8220;sindrome delle gambe irrequiete&#8221;, sindrome che necessita prima di essere &#8220;scoperta&#8221;, quindi di essere combattuta tramite l&#8217;individuazione di un farmaco ad hoc ed infine, inevitabilmente, richiede di trovare &#8220;pazienti&#8221; affetti da tale sindrome. Non è un caso che gli investimenti in marketing da parte delle aziende farmaceutiche si rivelino di molto superiori a quelli in ricerca. <br />Ancora, desta una notevole impressione la recente notizia che un farmaco come il Prozac non risulterebbe efficace nei casi di depressione lieve, impressione che si accentua al sospetto che tale mancanza di efficacia possa derivare non tanto da un&#8217;azione farmacologicamente carente, quanto dalla scadenza del brevetto (con la conseguenza che le case farmaceutiche tenderebbero a svalutare il Prozac per poter poi lanciare sul mercato altri brevetti).<br />Fatto sta che leggendo come patologiche numerose manifestazioni della vita normale e facendo leva sulla paura della morte, si incentiva il continuo ricorso a strutture sanitarie e al sovratrattamento farmacologico di ogni sintomo da parte di un cittadino stretto fra il timore della malattia e l&#8217;aspettativa nel potere salvifico della medicina. <br />Di converso, anche comportamenti e scelte (o forse non scelte…) soggettive ben si prestano a suscitare un certo interesse da parte della medicina e delle aziende farmaceutiche: eccessi o inibizioni sul piano sessuale, nell&#8217;uso di internet, nel lavoro, nel gioco d&#8217;azzardo, nelle relazioni e negli affetti, negli acquisti ed anche nello sport diventano sempre più punto di osservazione, di studio, di interesse da parte della medicina, ed eccoli quindi inseriti a pieno diritto nelle &#8220;nuove patologie&#8221; o, nello specifico, nelle &#8220;nuove sindromi da addiction&#8221;, sempre più consone ad inglobare momenti ed eccessi tipici della vita di ognuno di noi. L&#8217;operazione è semplice. Il primo passo sta nel creare un allarme sociale (nuove malattie, nuove sindromi di cui ognuno potenzialmente è a rischio); in secondo luogo ci si appropria di questo campo (questi comportamenti sono individuati, spiegati e di dominio della medicina), in terzo luogo vengono catalogati (inserimento nei manuali diagnostici) e finalmente giunge la rassicurazione che sono in corso ricerche, sono o saranno a disposizione farmaci, linee guida. <br />Questo non significa che il problema del rischio, dei costi sociali, delle problematiche aperte da tali questioni non esistano. Anzi. Piuttosto si pone la questione se tali problemi siano di competenza della medicina o meno. Come nota infatti Eliot Freidson nel saggio La dominanza medica «la professione medica si arroga il diritto di decidere cosa sia la malattia e a che cosa sia collegata, nonostante la sua incapacità di trattarla efficacemente. Questo ci dimostra che l&#8217;acquisizione di importanza sociale di un valore come la salute va di pari passo con la nascita di un veicolo per questo valore, una categoria organizzata di professionisti che ne reclamano la giurisdizione. Una volta ottenuta ufficialmente tale giurisdizione, la professione è pronta a creare i propri concetti specializzati per definire che cosa sia la malattia. Benché la medicina non sia indipendente dalla società in cui opera, nel momento in cui diventa il veicolo di valori sociali, giunge ad assumere un ruolo fondamentale nella formazione e nella definizione dei significati sociali che tali valori contengono. Resta da vedere quale sia la portata di questo ruolo».<br />Non punire, ma sedurre<br />Quest&#8217;ultima notazione ci introduce all&#8217;interno di un più ampio piano di lettura del fenomeno, che tenta di dar conto della medicalizzazione della devianza come processo diffuso, nonché chiave di volta per comprendere l&#8217;affermazione di un certo potere sottile, discreto e pervasivo. È quello che ci rammenta Michel Foucault in Sorvegliare e punire evidenziando il fatto che proprio su strumenti come l&#8217;esame, su modalità operative quali la catalogazione, la classificazione, la documentazione e l&#8217;individualizzazione, si sia fondato il passaggio verso un certo modello di società del controllo e della disciplina. Questi elementi, che trovarono terreno di coltura proprio in ambito clinico (cioè in quei &#8220;laboratori&#8221; che sono gli ospedali del XVIII secolo), non limiteranno poi il proprio raggio d&#8217;azione al manicomio e all&#8217;ospedale, ma si riveleranno ben funzionali alla gestione ed organizzazione di altre comunità &#8220;necessarie&#8221; e totalizzanti, quali sicuramente la caserma, il carcere e per molti versi la fabbrica. <br />Da qui, dalle istituzioni totali, il sistema &#8220;medicalizzante&#8221; troverà poi progressiva diffusione nel resto della società, rendendo sistematiche le procedure di normalizzazione e controllo fino a farne la spina dorsale di un preciso modello di regolazione socioeconomico e politico o, per meglio dire, biopolitico.<br />Ma sarebbe ingenuo pensare oggi che la diffusione della medicalizzazione, anche di quella della devianza, sia rimasta ancorata ad un mero presupposto disciplinare ed organizzativo. Prova ne sia che se da un lato vi è ormai la stabile acquisizione che il processo di medicalizzazione collettiva della vita (ben prima che della devianza!) sia un processo necessario ed ineluttabile, in quanto rispondente ad esigenze di carattere medico-sociale (tutt&#8217;altro che scevre, come sopra rimarcato, da pressioni economiche), dall&#8217;altro i processi di individualizzazione che hanno avuto luogo in occidente negli ultimi 30-40 anni non hanno affatto sgretolato i dispositivi di controllo basati sulla medicalizzazione, piuttosto li hanno sottoposti ad una certa mutazione. L&#8217;individuo tardo-moderno o post-moderno, differenziato, autonomizzato ed isolato, rappresenta difatti un &#8220;oggetto&#8221; di attenzione ancor più esposto alle manipolazioni di un potere mai così raffinato, in grado di esprimere controllo sociale non tanto per il diretto ricorso a disciplinarità e sanzioni, quanto attraverso la mirata stimolazione di desideri e la incessante proposizione di modelli, all&#8217;interno dei quali l&#8217;input alla salute ed al benessere diviene generale, inevitabile e doveroso fondamento del principio di successo individuale. <br />A ciò si aggiunga che questa volontarietà alla base dell&#8217;attuale biopotere si raccorda perfettamente con la volontarietà dell&#8217;accesso a certi benefici o servizi erogati proprio in quegli ambiti bio-socio-tecnologici volti a regolare, organizzare e monitorare il comportamento umano. <br />È chiaro, quindi, come ciò che oggi si definisce come controllo non si focalizza su pratiche costrittive, né su espressioni e comportamenti oppressivi, ma nell&#8217;organizzazione e nella contestualizzazione di ciò che è spesso progettato o addirittura desiderato da un libero soggetto: nell&#8217;indicargli modelli di vita, di consumo, di prestazione. Salvo poi ritenerlo malato se &#8220;non riesce a controllarsi&#8221; nei consumi e negli eccessi. Salvo poi stigmatizzarlo se &#8220;eccede&#8221;. Salvo poi colpevolizzarlo se non ricorre alle cure per il suo disturbo. <br />Il meccanismo opera in particolare sul piano delle sostanze o dei comportamenti &#8220;non illegali&#8221;, dove il consumo è libero, non ostacolato o spesso addirittura costruito attorno a comportamenti socialmente incentivati, senza che tuttavia vengano minimamente messi in discussione i modelli culturali e l&#8217;organizzazione sociale ed economica che gravitano proprio attorno a questi consumi.<br />Ed è a questo punto che intervengono i &#8220;saperi esperti&#8221; i quali, come ha evidenziato sempre Foucault (vedi Tecnologie del sé ), divengono di centrale importanza nei processi di normalizzazione che partono dalla individuazione delle possibili buone condizioni di salute e dalla definizione delle corrette regole di comportamento a cui i soggetti sono chiamati a conformarsi. Non si tratta più quindi di &#8220;sorvegliare e punire&#8221; (apparato che richiama paranoici modelli ottocenteschi o modelli inapplicabili) ma di prevenire e curare, preferibilmente all&#8217;interno di un approccio riduzionista che si declina in prevalenza su un versante biologico-individuale, riconducendo cioè l&#8217;essere umano ad una &#8220;semplice questione somatica&#8221;: ecco infatti che quotidianamente sui giornali leggiamo come sia stato scoperto in un qualche laboratorio il gene, il meccanismo biologico, il tratto somatico di tutto ciò che ci dà fastidio negli altri o che vogliamo giustificare in noi (la violenza, l&#8217;aggressività, la tossicodipendenza), o che vogliamo cambiare o di cui ci vergogniamo. Ed ecco allora la pillola &#8211; già anticipata e pubblicizzata &#8211; che risolverà il problema, e che rappresenta anche la chiusura di un cerchio già delineato. <br />Dal peccato alla malattia<br />«Una volta rimosse etichette come crimine e peccato, ciò che viene fatto al deviante è per il suo bene, per aiutarlo invece che punirlo, anche se il trattamento può, in alcune circostanze, rappresentare una pratica restrittiva. Le opinioni del deviante non vengono tenute in considerazione perché egli è considerato un profano inesperto, privo della conoscenza specializzata o del distacco che gli darebbero il diritto di fare sentire la sua voce» (la descrizione è ancora di Freidson). <br />Il progressivo slittamento di molti comportamenti considerati devianti, incomprensibili, disturbanti dal dominio della Chiesa (è peccato), a quello del Diritto (è reato), per giungere a quello della Medicina (è malattia), comporta tuttavia i rischi di un controllo più strisciante, più subdolo, la cui sostanziale accettazione sociale garantisce spazi di manovra e di legittimazione in territori prima stranieri. Se ieri un uomo doveva essere pio e timorato di Dio, e quindi rispettoso delle leggi e delle convenzioni, oggi l&#8217;ideale è quello di un uomo &#8220;sano&#8221; e la salute (o la mancanza di essa) diventa il luogo ove scoprire e svelare il peccato, la colpa o i propri limiti ed inadeguatezze: si pensi ad esempio al &#8220;caso Viagra&#8221;. Le &#8220;nuove sindromi&#8221; sono costruite e definite da una algebrica sommatoria di più criteri comportamentali che non si interrogano circa la comprensione dei meccanismi, dei significati, dei vissuti, delle evoluzioni e dei bisogni che tali &#8220;dipendenze&#8221; sembrano allo stesso tempo circolarmente soddisfare e creare. I problemi e gli ostacoli che le persone incontrano diventano, quindi, diagnosi e il processo prevede la trasformazione e l&#8217;accettazione del passaggio da trasgressore a malato.<br />Oltre la cura: la statistica &#8220;preventiva&#8221;<br />Ma lo scenario si va frastagliando, e inizia a sorgere più di un dubbio circa il fatto che la medicalizzazione della società in generale, e la medicalizzazione della devianza in particolare, governino da sole gli attuali processi di controllo sociale. Forse non è un caso che le tendenze nel crime control e nel contrasto alla devianza degli ultimi trenta anni abbiano via via spostato l&#8217;attenzione dalle caratteristiche cliniche e sociali dell&#8217;autore del delitto alle concrete modalità di commissione dei reati ed alle situazioni ed al contesto fisico ove il reato viene perpetrato.<br />Così come non è casuale l&#8217;emersione di un approccio preventivo cosiddetto attuariale, volto ad operare su una base quantitativa e probabilistica e tendente al controllo tramite una valutazione anticipata del rischio, rinvenibile sia nelle specifiche caratteristiche individuali del singolo soggetto, quanto in quelle generali della classe o del gruppo di cui fa parte, secondo un criterio preventivo, astratto e statistico che non ha più alcun bisogno di quella finalità trattamentale o risocializzante che accompagna, in buona parte, proprio certi processi di medicalizzazione.<br />Sembrerebbe pertanto configurarsi uno scenario tardo-moderno nel quale il biopotere sa muoversi ed agire in modo fluido ed adattabile, utilizzando strumenti diversi in base alle diverse caratteristiche dei soggetti da controllare: su alcuni di essi può essere più efficace medicalizzare e &#8220;trattare&#8221;, oppure indurre e stimolare; su altri rimane preferibile valutare il rischio ed escludere.</p>
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		<title>Dalle &quot;bombe umanitarie&quot; di Clinton alle crociate di Bush, come Washington ha sfruttato le sue guerre per controllare il pianeta Cosa c&#8217;entra l&#8217;indipendenza del Kosovo con il petrolio del Kurdistan iracheno?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 22:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sabina Morandi su Liberazione del 19 marzo 2008 Non bisogna essere esperti di geopolitica per capire che l&#8217;indipendenza unilaterale del Kosovo ha ben poco a che fare con la democrazia o con i diritti delle minoranze oppresse. Non è chiaro però per quale motivo la Nato abbia compiuto questo passo sapendo perfettamente che avrebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=8&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Sabina Morandi su Liberazione del 19 marzo 2008</p>
<p>Non bisogna essere esperti di geopolitica per capire che l&#8217;indipendenza unilaterale del Kosovo ha ben poco a che fare con la democrazia o con i diritti delle minoranze oppresse. Non è chiaro però per quale motivo la Nato abbia compiuto questo passo sapendo perfettamente che avrebbe potuto creare un pericoloso precedente per tutte le minoranze oppresse del pianeta e che sarebbe stata una grave provocazione nei confronti di Mosca, storica alleata dei serbi. In realtà, come spiega Pepe Escobar dalle pagine on line di Asia times , la saga del Kossovo ha a che fare con due cose molto importanti:</p>
<p><span id="more-8"></span></p>
<p> la rete degli oleodotti e le 737 basi Usa dislocate nel pianeta. Per farla breve si può dire che, fin dal 1999, la politica balcanica di Washington ruoti tutta intorno all&#8217;oleodotto trans-balcanico (Ambo) e a Camp Bondsteel, la più grande e lussuosa base statunitense in Europa. Insomma, dall&#8217;imperialismo umanitario di Clinton alla guerra al terrore di Bush, la musica è sempre la stessa: Washington decide in base ai propri interessi e al resto del mondo non resta che raccogliere i cocci.<br />Non piacerà agli amici dei Clinton ma, in realtà, Belgrado e Baghdad hanno parecchio in comune. I 78 giorni di bombardamento massiccio della Jugoslavia che, nel ‘99, avrebbero dovuto sloggiare il &#8220;nuovo Hitler&#8221; (Slobodan Milosevic) sono stati il modello del bombardamento &#8220;colpisci e terrorizza&#8221; con cui, nel 2003, si sarebbe dovuto cacciare un altro &#8220;nuovo Hitler&#8221; (Saddam). Clinton ha demonizzato i serbi e utilizzato la Nato per aggirare la mancanza del mandato dell&#8217;Onu esattamente come ha fatto Bush nel 2003. Clinton ha attaccato l&#8217;ex Jugoslavia per espandere la Nato ai confini dell&#8217;ex Unione Sovietica, Bush ha attaccato l&#8217;Iraq per conquistare l&#8217;accesso agli ultimi grandi giacimenti. In entrambi i casi la militarizzazione e il controllo egemonico sono l&#8217;obiettivo delle operazioni e, in entrambi i casi, i risultati sono stati simili: la Jugoslavia è stata devastata, frammentata, balcanizzata e riordinata etnicamente in tanti mini-stati facilmente controllabili; l&#8217;Iraq è stato devastato, frammentato e spinto verso la pulizia etnica su base settaria e religiosa.<br />Secondo Hillary Clinton l&#8217;indipendenza del Kosovo è un trionfo della democrazia e «un successo della politica estera americana». Questo nuovo Stato &#8220;modello&#8221; riconosciuto solo da Usa, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, secondo Vladimir Ovtchinky, criminologo ed ex capo degli uffici russi dell&#8217;Interpol durante gli anni &#8217;90, è «uno Stato mafioso nel cuore dell&#8217;Europa». Lo governa Hashim Thaci, ex-comunista che, dopo aver abbracciato il socialismo nazionalista, divenne uno dei capi più giovani dell&#8217;Uck (l&#8217;esercito di liberazione del Kossovo) guadagnandosi il soprannome di &#8220;Serpente&#8221;. Fu Madeleine Albright, allora Segretaria di Stato, a sdoganare il Serpente attribuendogli «il più radioso futuro» fra i kossovari che «lottano per la democrazia». Albright, oggi consulente per la politica estera di Hillary, non si fece problemi a finanziare un gruppo considerato una sorta di al-Qaeda balcanica specializzata in narcotraffico. Con il sostegno dell&#8217;intelligence statunitense e britannica, l&#8217;Uck venne addestrato dalle forze speciali di Londra mentre istruttori turchi e afgani (pagati dalla Cia) fornivano rudimenti sulle tecniche di guerriglia. Nel 1994 arrivò in Albania perfino bin Laden, e pare che al-Qaeda abbia ancora solide connessioni in loco.<br />Sul quotidiano russo Ogoniok , Ovtchinky racconta come i clan kosovari abbiano guadagnato il controllo del traffico di oppio e di eroina dall&#8217;Afghanistan e il Pakistan attraverso i Balcani fino all&#8217;Europa occidentale. Dalla fine degli anni Novanta parte dei proventi del narcotraffico (circa 750 milioni euro) sono stati utilizzati per comprare armi mentre il business del contrabbando si andava diversificando. Secondo l&#8217;Interpol e l&#8217;Europol, allargando i propri &#8220;interessi&#8221; anche al traffico di migranti e alla prostituzione su larga scala, le mafie kosovare hanno incassato non meno di 7,5 miliardi di euro solo fra il 1999 e il 2000. Pare che la mafia kosovara sia ormai così potente da indurre Come scrive Escobar: «Il coro autodefinitosi &#8220;comunità internazionale&#8221; però è improvvisamente ammutolito di fronte alla possibilità dell&#8217;indipendenza delle Fiandre dal Belgio, del nord di Cipro, della Repubblica serba di Bosnia e dei baschi di Spagna, per non parlare di Gibilterra o del Kashmir indiano (il Jammu Kashmir Liberation Front, sta già prendendo alcune iniziative)». Ma ci sono anche il Tibet, Taiwan, l&#8217;Abkahzia e il South Ossetia (entrambi in Georgia ed entrambi vicini alla Russia), oltre alla Palestina e al Kurdistan. Il Kossovo settentrionale stesso &#8211; ormai popolato solo da serbi &#8211; e la Macedonia occidentale non sembrano qualificati per diventare indipendenti. Allora perché il Kossovo? Ed ecco che entrano in gioco l&#8217;oleodotto Ambo e Camp Bondsteel. <br />Ambo sta per Albanian Macedonian Bulgarian Oil, entità registrata negli States per costruire un oleodotto da 1,1 miliardi di dollari (noto anche come Trans-balcanico) che dovrebbe essere ultimato entro il 2011 e portare il petrolio dal Mar Caspio a un terminal in Georgia. Da lì verrebbe trasportato via nave attraverso il Mar Nero fino al porto bulgaro di Burgas per poi attraversare la Macedonia fino al porto albanese di Vlora. La guerra della Nato voluta da Clinton contro la Jugoslavia era cruciale per l&#8217;accesso strategico a Vlora, dove il greggio verrà imbarcato sulle petroliere dirette alle raffinerie statunitensi sulla West Coast. Va detto che lo studio originale di fattibilità dell&#8217;Ambo, che risale al 1995, è stato condotto dalla Kellogg, Brown and Root, una sussidiaria dell&#8217;Halliburton, compagnia notoriamente vicina al vice-presidente Dick Cheney. L&#8217;Ambo si accorda infatti con la griglia energetica perseguita dal vice presidente (e, prima di lui, dal ministro per l&#8217;Energia di Clinton Bill Richardson) che dovrebbe assicurare agli Stati Uniti anche il petrolio delle ex-repubbliche sovietiche. Naturalmente la cosa può funzionare solo militarizzando massicciamente il &#8220;corridoio energetico&#8221; che parte dal Caspio e attraversa i Balcani, e isolando le potenze confinanti, ovvero Russia e Iran. <br />Ecco il perché di Camp Bondsteel, la più grande base statunitense oltreoceano dai tempi del Vietnam, costruita dalla stessa compagnia che ha progettato l&#8217;oleodotto (Kellogg, Brown and Root) su 400 ettari di terra (agricola) vicino al confine con la Macedonia. Camp Bondsteel è una specie di Guantanamo a cinque stelle, completa di campo da golf, centro di massaggi tailandesi e tonnellate di cibo spazzatura. Secondo quanto ha scritto Chalmers Johnson in &#8220;The Sorrows of Empire&#8221; «I veterani dicono scherzando che ci sono solo due artefatti che possono essere visti dallo spazio, la Grande muraglia cinese e Camp Bondsteel». Non sarà più una battuta quando verrà ultimato il raddoppio che trasformerà la base nell&#8217;Abu Ghraib del Kosovo: la più grande prigione del paese dove le persone possono essere detenute senza bisogno di formalizzare le accuse. Amputato dalla Serbia, il Kosovo non sarà altro che un protettorato europeo: i funzionari di Bruxelles confermano che migliaia di burocrati e ufficiali di polizia saranno schierati a fianco di più di 17 mila militari della Nato. Parecchi analisti europei (per non parlare di quelli russi) hanno paragonato la situazione attuale con i giochetti balcanici che, nel 1914, portarono allo scoppio della Prima guerra mondiale. Proprio come un secolo fa, l&#8217;Europa centrale, la Russia e i musulmani si scontrano nei Balcani, ma questa volta la sceneggiatura è statunitense.<br />Il primo contraccolpo l&#8217;hanno assaggiato i curdi iracheni, indotti a credere che il Kosovo fosse un precedente per la nascita di un Kurdistan indipendente. Esattamente come in Kossovo, anche nel Kurdistan iracheno al centro della scena c&#8217;è il petrolio (Kirkuk e i suoi oleodotti) e l&#8217;occupazione militare del territorio. Per spegnere sul nascere i sogni dei curdi, immediatamente dopo la proclamazione dell&#8217;indipendenza kossovara Ankara ha spedito 10 mila soldati oltre confine con l&#8217;aiuto dell&#8217;intelligence statunitense, per una campagna lampo terminata con il ritiro del 29 febbraio. Inizialmente le proteste del Governo regionale curdo di Ibril si sono fatte sentire. Il presidente Barzani ha scritto a Bush per chiedergli di fermare l&#8217;invasione. Durante i primi giorni dell&#8217;invasione il Governo regionale sottolineava gli sforzi fatti per «limitare le attività» dei ribelli del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan). Il Pkk è solo una scusa, dicevano i leader curdi, perchè la Turchia vuole solo «impedire la nascita di uno stato indipendente». <br />Poi la musica è cambiata. Il primo ministro del governo curdo Nechirvan Balzani ha cominciato a sostenere che &#8211; malgrado i video e le numerose testimonianze &#8211; i turchi non hanno attaccato né le infrastrutture né i villaggi. In realtà l&#8217;invasione è stata una dimostrazione di forza &#8211; una specie di &#8220;colpisci e terrorizza&#8221; al rallentatore &#8211; da parte di un paese membro della Nato. Obiettivo della Turchia era minare la credibilità del governo regionale curdo e mostrare quanto sarebbe facile controllare la regione ricca di petrolio di Kirkuk. Così finisce il sogno dell&#8217;indipendenza del Kurdistan, sia per i curdi iracheni che per i 12 milioni che vivono in Turchia. Il premier del governo regionale curdo Balzani e l&#8217;attuale presidente dell&#8217;Iraq Talabani, ex signori della guerra perennemente in competizione, hanno già venduto il Pkk 15 anni fa, durante un&#8217;offensiva condotta insieme all&#8217;esercito turco. Entrambi promisero che non sarebbe più accaduto e invece è successo di nuovo: per i civili curdi, come i per civili kossovari, la vera indipendenza resta un sogno.</p>
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		<title>Perch&#232; il vero &quot;voto utile&quot; &#232; a sinistra</title>
		<link>http://alansignani.wordpress.com/2008/03/13/perch-il-vero-voto-utile-a-sinistra/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 12:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Messaggero studio a sorpresa: in senato più il risultato è bipartitico più vince Silvio di Matteo Bartocci &#8220;Il Manifesto&#8221; 11 marzo&#8217;08 Più voti Veltroni, più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è unodei paradossi più clamorosi, per il Senato, della legge elettoralevotata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul Messaggero hail merito di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=7&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal Messaggero studio a sorpresa: in senato più il risultato è bipartitico più vince Silvio</p>
<p><em>di Matteo Bartocci &#8220;Il Manifesto&#8221; 11 marzo&#8217;08</em></p>
<p>Più voti Veltroni, più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno<br />dei paradossi più clamorosi, per il Senato, della legge elettorale<br />votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul Messaggero ha<br />il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul<br />&#8220;voto utile&#8221;. Soprattutto perché con un&#8217;operazione di verità ribalta<br />l&#8217;analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo<br />in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, PdL,<br />Sinistra Arcobaleno e Udc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-7"></span></p>
<p>Com&#8217;è noto, alla Camera con questa legge elettorale basta un solo voto<br />in più rispetto a tutti gli altri partiti per accapararsi 340 deputati<br />(il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i<br />sondaggi , Pd, SA e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi<br />parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo<br />Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l&#8217;ago della<br />bilancia.<br />Sul Messaggero si tracciano 4 scenari constatando che &#8220;il controllo<br />della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi -<br />Veltroni&#8221; ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche:<br />per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati<br />tra regioni &#8220;bianche&#8221; e &#8220;rosse&#8221; una maggioranza chiara di destra è<br />infatti quasi impossibile.<br />Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una<br />sinistra perdente sotto l&#8217;8%. Prendiamo per semplicità la simulazione<br />più &#8220;bipartitica&#8221; di tutte: prevede un testa a testa Pd-PdL (39,4%<br />contro il 42,4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per<br />Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere ma proprio il<br />risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta<br />del senato a Berlusconi: 164 seggi al PdL contro i 138 del Pd e 2<br />ciascuno per Sa e Udc (in Toscana e in Sicilia). Questo perché sia<br />nelle regioni &#8220;rosse&#8221; che in quelle &#8220;bianco-azzurre&#8221; proprio le terze<br />forze Sa e Udc hanno l&#8217;effetto (riequilibrante) di togliere seggi al<br />partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un<br />successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al sud, viceversa,<br />un risultato dell&#8217;Udc favorisce di poco Veltroni. Non a caso la<br />simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori)<br />è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).<br />Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La<br />prima è che chiunque vinca in Senato ci saranno comunque tre<br />opposizioni (Sa, Udc, Pd) che non si possono sommare tra loro. Ad<br />esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il PdL<br />ma non la Sa.<br />La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale<br />pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e<br />PdL da soli controllano 311 seggi su 315 a Palazzo Madama. Un numero<br />forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare<br />riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum<br />confermativo. Una &#8220;grande coalizione&#8221; per le riforme del tutto inedita<br />nella storia repubblicana.<br />Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla<br />camera. Segno che una parte dell&#8217;elettorato ha voluto garantire la<br />vittoria a Prodi con un voto &#8220;utile&#8221; sentendosi più libero sul voto di<br />Palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l&#8217;esatto contrario. Ma<br />se così avvenisse l&#8217;unico effetto concreto sarebbe di consegnare il<br />paese a Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che<br />la Sinistra Arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che<br />l&#8217;unico voto utile contro Berlusconi è il suo.</p>
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		<title>Addio a Raul Reyes, il diplomatico che lottava con le armi e con l&#8217;ironia</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 16:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alan signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>

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		<description><![CDATA[da ramonmantovani.wordpress.com Il compagno, il comandante, Raul Reyes è morto. Il governo colombiano del mafioso Uribe ha così consumato la propria rappresaglia per la recente liberazione unilaterale da parte delle FARC di quattro prigionieri di guerra. Ed ha così confermato di essere un grave fattore di instabilità in America Latina, per conto del governo statunitense, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alansignani.wordpress.com&amp;blog=2694042&amp;post=6&amp;subd=alansignani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>da <a target="_blank" href="http://ramonmantovani.wordpress.com/2008/03/06/addio-a-raul-reyes-il-diplomatico-che-lottava-con-le-armi-e-con-lironia">ramonmantovani.wordpress.com</a></h5>
<p>Il compagno, il comandante, Raul Reyes è morto. Il governo colombiano del mafioso Uribe ha così consumato la propria rappresaglia per la recente liberazione unilaterale da parte delle FARC di quattro prigionieri di guerra. Ed ha così confermato di essere un grave fattore di instabilità in America Latina, per conto del governo statunitense, come dimostra l’attuale crisi diplomatica fra Colombia Ecuador e Venezuela. Ma non sta a me sviluppare altre considerazioni politiche.</p>
<p><span id="more-6"></span></p>
<p>In questo momento, per me, di profonda tristezza e di rabbia, nel quale affiorano, nella memoria, tante cose politiche e personali, voglio solo ricordare Raul raccontando alcuni episodi. Dico Raul e non altri nomi, perchè non ci sono prove che la compagna Olga Marin sia davvero caduta con il gruppo che Raul comandava. Spero sia viva e di poterla incontrare ancora, un giorno, per parlare con lei di politica e di vita, per ore e ore, come abbiamo fatto tantissime volte in diversi paesi dell’America Latina, in Europa e in Italia. Come abbiamo fatto nei congressi e alle feste di Rifondazione ai quali, quando ha potuto, non è mai mancata.</p>
<p>Con Raul noi di Rifondazione, Marco Consolo ed io in particolare, abbiamo avuto un rapporto molto intenso. A parte le lunghe discussioni sulla globalizzazione e sulla sinistra in America Latina e nel mondo, il motivo della nostra stretta collaborazione è sempre stato l’obiettivo di un vero processo di pace in Colombia.</p>
<p>Nel 97 Raul e Olga vennero in Italia, ospiti di Rifondazione, e noi facemmo in modo che venissero ricevuti alla Farnesina. Era utile che il governo italiano conoscesse le intenzioni delle FARC circa un eventuale processo di pace. Venne deciso che FARC e governo italiano avrebbero intrattenuto una relazione stabile presso l’ambasciata italiana in un paese terzo. Questo contatto fu determinante per la liberazione, su richiesta del governo e nostra, di un prigioniero di guerra nelle mani delle FARC, e soprattutto per l’invito ufficiale, del governo italiano e di una delegazione di Rifondazione, alla cerimonia di inaugurazione del processo di pace, nell’estate del 98.</p>
<p>In quei giorni del 97 passammo molte ore insieme, sia nelle sede di via del Policlinico sia in giro per Roma. Marco Consolo ed io conoscevamo molto bene Olga, per averla frequentata nelle riunioni del Foro di Sao Paolo e nei congressi di altri partiti, ma non così bene Raul. Sapevamo che era uno dei massimi comandanti delle FARC, che si occupava delle relazioni internazionali. Scoprimmo una persona dotata di una grande modestia e soprattutto la sua curiosità per le nostre analisi e proposte politiche. Nessun racconto di epiche azioni militari. La guerra veniva descritta con distacco, come una dura necessità. Una sera, alla Rive Gauche a San Lorenzo, bevemmo insieme un aperitivo, un Negroni, che Raul non conosceva. Quella volta, forse complice l’alcool, ci divertimmo parecchio. Ricordo che rideva molto sentendomi parlare del mio tifo per l’Inter e dell’esistenza di un Inter Club denominato “interisti leninisti”. Ci confermò la veridicità dell’episodio leggendario dei guerriglieri e dell’esercito impegnati in combattimento, che mentre si sparavano, esultavano insieme per i gol della nazionale colombiana. Due anni dopo gli portai una t-shirt degli interisti-leninisti. Fu quando, in un campo delle FARC nella selva colombiana, Raul volle fortemente che Marco Consolo ed io incontrassimo Marulanda e diversi altri comandanti dello Stato Maggiore. Dopo la prima conversazione politica Raul ci disse: “ricordo la vostra ospitalità a Roma e le cose buone che mi avete fatto bere, non posso ricambiarla come si deve qui nella selva, ma ho una bottiglia di whisky Buchanan 18 anni nella mia tenda. La tenevo per un’occasione speciale. Andiamo a berla.” La scolammo tutta chiacchierando nella tenda di Raul fino alle due di notte, e la sveglia nel campo era alle cinque, prima dell’alba.</p>
<p>Nel 98, poco prima dell’inaugurazione ufficiale del processo di pace, durante una delle primissime uscite pubbliche di Raul come portavoce delle FARC, un giornalista italiano, credo inviato del Corriere della Sera, notò che, sulla mimetica, Raul aveva una spilla con il simbolo di Rifondazione, e lo scrisse nel suo pezzo. Effettivamente ci voleva molto bene e volle condividere con noi molto del processo di pace, del quale ci teneva informati e per il quale chiese diverse consulenze ed aiuti. Diversi altri compagni di Rifondazione viaggiarono in Colombia durante i negoziati e lo conobbero.</p>
<p>Quando il tavolo del negoziato di pace fra le FARC e il governo colombiano di Andres Pastrana fecero un giro in Europa mi chiamò al cellulare da Stoccolma. Mi disse che non era giunto nessun invito dall’Italia e che sia lui sia il capo negoziatore del governo chiedevano un nostro intervento affinché l’Italia non rimanesse esclusa. Pochi giorni dopo sbarcarono a Roma e furono ufficialmente ricevuti dalla Commissione Esteri della camera dei Deputati e da altre istituzioni, compresa la Segreteria di Stato del Vaticano. Durante la loro permanenza in Italia invitai a cena i sei comandanti negoziatori, Raul Reyes, Joaquin Gomez, Fabian Ramirez, Ivan Rios, Simon Trinidad, Felipe Rincon e Olga Marin che li accompagnava come esponente della Commissione Internazionale delle FARC. Marco ed io andammo a prenderli ma Raul ci disse che, per la prima volta dall’inizio del negoziato, la parte governativa li aveva invitati a cena e che non potevano rifiutare. Ci disse, però, che sia lui sia il capo delegazione del governo, che ben ci conosceva, invitavano anche noi due. Così, in un ristorante di trastevere Consolo ed io assistemmo ad una delle cene più stravaganti e curiose della nostra vita. Il clima era molto più che conviviale. Sei fra i più “pericolosi” guerriglieri e sei rappresentanti dell’oligarchia colombiana, compreso il presidente della Confindustria, più due ambasciatori colombiani, presso il Vaticano e presso la Repubblica Italiana, cantavano, raccontavano barzellette, litigavano di calcio, si prendevano in giro. Ad un certo punto nel ristorante entrarono due posteggiatori con la chitarra. Raul mi chiese di affittare le chitarre e mi sussurrò all’orecchio: “adesso vedrai il perchè ti chiedo questo.” Pagai i due suonatori e le chitarre le usarono il comandante Ivan Rios e il Presidente della Confindustria, Luis Carlos Villegas, per sfidarsi in un esilarante “negoziato”, improvvisato su ritornelli in rima baciata, che durò forse più di mezzora. Con Raul eravamo d’accordo che dopo la cena noi compagni avremmo continuato la serata per conto nostro bevendo qualcosa. Ma quando i governativi salivano sul pulmino per tornare in albergo, Raul mi chiese di portare con noi Victor G. Ricardo, il capo negoziatore del governo. Mi disse sottovoce che, sebbene fosse la sua controparte, si stava comportando correttamente. Che per questo rischiava la vita. E mi chiese di fare un brindisi e di ringraziarlo per il suo coraggio dicendo le parole che lui, come portavoce delle FARC, non poteva pronunciare. Lo feci volentieri pensando che forse il negoziato avrebbe davvero dato i suoi frutti. Invece Victor G. Ricardo venne poi rimosso dall’incarico e sostituito da un signore che preparerà la rottura definitiva delle trattative di pace.</p>
<p>Da quell’indimenticabile cena ho rivisto Raul altre volte, a Madrid e in Colombia, fino alla rottura unilaterale del negoziato da parte del governo.</p>
<p>Poi Marco ed io abbiamo continuato a comunicare con lui in altro modo. Soprattutto per creare le condizioni, con prese di posizione di istituzioni in Italia ed in Europa, per il rilascio di alcuni ostaggi e per la ripresa del processo di pace. Tentativi falliti, per le puntuali contromosse del governo Uribe.</p>
<p>L’ultimo suo messaggio, di semplici saluti, risale a poche settimane fa.</p>
<p>Potrei parlare molto più a lungo dell’amicizia politica ed umana che mi ha legato a Raul. Ma non so farlo. Non voglio diventare retorico e, in fin dei conti, Raul era un combattente e ho sempre saputo che potava morire così da un momento all’altro.</p>
<p>Dico solo che Raul era un compagno, come noi.</p>
<p>Non ho mai sopportato il vizio eurocentrico e provinciale di storcere il naso per le durezze della guerra in Colombia, per la sua indiscutibile disumanità.</p>
<p>Raul prese la via della guerriglia, come tanti altri compagni, in un periodo nel quale, in pochi anni, 4500 comunisti, senatori, deputati, dirigenti e militanti del partito, sindaci, consiglieri comunali, sindacalisti, intellettuali vennero massacrati o fatti sparire dallo Stato colombiano. Altri scelsero la via dell’esilio ed altri ancora la legalità continuando a morire come mosche.</p>
<p>Dopo l’11 settembre le FARC sono state messe sulla lista delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea. Sull’attentato alle torri gemelle Raul aveva scritto: “Ciò che deve essere chiaro per tutti è che i fatti avvenuti negli Stati Uniti contro il loro Stato e il loro Governo non hanno nulla a che vedere con le lotte politiche, economiche e sociali che i popoli portano avanti per conseguire la loro emancipazione duratura e definitiva; questo è il caso dei movimenti contro la globalizzazione, la fame, la politica neoliberista, la xenofobia, e per l’uguaglianza di genere, il miglioramento della situazione di esclusione dei migranti nel mondo e negli stessi Stati Uniti.<br />
In Colombia il movimento guerrigliero è popolo in armi, di donne e uomini con l’impegno di lottare per la conquista e la difesa dei diritti e delle libertà, fino al conseguimento di condizioni dignitose di vita e di lavoro per il popolo. Non ci sarà pace senza riforma agraria, libertà politiche e sociali, fino a quando il terrorismo di Stato continuerà ad assassinare il popolo per il fatto di reclamare i propri diritti. L’obiettivo finale è la pace senza fame, con educazione e salute gratuite ed efficienti.”</p>
<p>Non sono le parole di un terrorista o di un narcotrafficante. Il governo che l’ha ucciso è entrambe queste cose.</p>
<p>La lotta di Raul è una lotta che continua.</p>
<p>Hasta Siempre Raul.</p>
<p>ramon mantovani</p>
<p>pubblicato su Liberazione il 6 marzo 2008</p>
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